Meno male che l’Europa c’è. Ancora

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“Andare CONTROMANO è rischioso, ma si vede la gente in faccia”

Adesso che la manovra finanziaria meno male (più male che bene) c’è, viene spontaneo dire “meno male che l’Europa c’è”.

Non solo perché per rispetto del calendario previsto, ha costretto il governo italiano ad evitare l’esercizio provvisorio di bilancio, seppure in “zona Cesarini” e in un clima di confusione mai vista nella storia repubblicana.

Meno male che l’Europa c’è almeno per altre due ragioni non meno importanti: il rammendo disperato del contenuto della manovra e la lezione di democrazia venuta da Bruxelles.

Sul rammendo c’è poco da rallegrarsi, talmente scombinata era la proposta iniziale, non solo per lo psicodramma dello sforamento del deficit, molto di più per lo squilibrio tra spesa corrente e assistenziale e investimenti per sviluppo e lavoro. Con la riduzione imposta sui costi della revisione della riforma Fornero per le pensioni e dello sgangherato reddito di cittadinanza l’UE ha praticato, come ha potuto, una politica della “riduzione del danno” e resta da capire quanto ci sia riuscita.

L’altra lezione è avvenuta in tema di democrazia, quando Bruxelles ha agito nel rigoroso rispetto delle procedure di confronto, rispettando regole da tutti condivise e facendolo nei tempi previsti. Praticamente l’opposto di quanto avvenuto a Roma nella gazzarra provocata in Parlamento da un maxi-emendamento cambiato fino all’ultimo momento, senza la possibilità di un confronto democratico preliminare al voto, seppellendo con un voto di fiducia a scatola chiusa una legge di bilancio che deciderà del nostro futuro e non solo per l’anno che viene.

E pensare che dal governo sono venute accuse di pretesa mancata democrazia nell’Ue. Meno male che l’Europa c’è. Che c’è ancora.

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