Il Comitato delle Regioni per un’Europa più vicina alle esigenze delle comunità: il futuro delle politiche di coesione.

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Il Comitato europeo delle Regioni (CdR) nella sessione plenaria dello scorso 5 dicembre, ha adottato alcuni pareri riguardanti le proposte della Commissione europea in merito alla politica di coesione 2021-2027.

La politica di coesione ha il fine di incrementare la compattezza economica, sociale e territoriale riducendo quel divario socioeconomico che fa sì che i Paesi dell’Unione viaggino a troppe velocità differenti. Negli anni le politiche di coesione hanno finanziato centinaia di migliaia di progetti in tutta Europa attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo di coesione. Per il periodo 2014-2020, il bilancio destinato alla politica di coesione ammonta a 365 miliardi di Euro.

Le proposte della Commissione sul futuro delle politiche di coesione per il periodo 2021-2027 vanno verso maggiori investimenti per l’innovazione e le piccole imprese, fondi più distribuiti tra tutte le regioni, pur riservando un’attenzione particolare a quelle dell’Europa meridionale e orientale, un coinvolgimento maggiore delle autorità locali nella gestione dei finanziamenti e regole più chiare, semplici e flessibili.

Al riguardo, i quattro pareri adottati, sottolineano, in primis, la chiara opposizione del CdR alla riduzione del 10% proposta dalla Commissione.  Le Regioni hanno espresso il loro sostegno ad una politica di coesione più semplice e flessibile che riduca gli oneri amministrativi, mantenendo, però, un forte coinvolgimento degli attori locali, garantendo una gestione dei fondi più partecipata al fine di rispondere meglio alle esigenze delle comunità. Il CdR sostiene, pertanto, che sia opportuno evitare un meccanismo di assegnazione dei fondi deciso a livello nazionale, come proposto dalla Commissione.

Altre proposte riguardano:

  • una maggiore complementarità tra i vari Fondi per consentire la realizzazione di investimenti territoriali più ampi ed integrati e iniziative di sviluppo locale di tipo partecipativo;
  • maggiori fondi per lo sviluppo urbano sostenibile e per combattere i cambiamenti climatici a livello locale;
  • abolire il congelamento dei Fondi strutturali e d’investimento europei (SIE) nei Paesi in cui i governi nazionali non rispettano la disciplina di bilancio dell’UE, in quanto punisce gli enti locali sulla base di scelte che essi non controllano;
  • Mantenere livelli di finanziamento equilibrati, per evitare che alcune regioni si trovino ad affrontare tagli sproporzionati ai finanziamenti dopo il 2020;
  • Mantenere l’attuale livello di cofinanziamento, secondo il quale l’UE copre fino all’85% dei costi dei progetti per le regioni meno sviluppate e ultraperiferiche, il 70% dei costi per le regioni in transizione e il 50% per le regioni più sviluppate.

I pareri adottati dal CdR saranno presi in considerazione nei negoziati per il futuro Quadro finanziario pluriennale 2021-2027. Le politiche di coesione rappresentano infatti strumenti efficaci per colmare il crescente divario tra cittadini e istituzioni europee e sono un segno tangibile del principio di solidarietà su cui l’Europa è stata fondata e da cui deve ripartire.

 

Per approfondire: Le proposte del Comitato delle regioni, Dieci domande sulla politica di coesione, I progetti della politica di coesione in Italia

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