L’Unione Europea alla prova del voto

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Non c’è solo un’ondata di turbolenze nel mondo, c’è anche un’ondata di elezioni in questi mesi  nell’Unione Europea che potrebbe provocare nuove turbolenze politiche. La lista dei Paesi chiamati alle urne nell’UE è lunga e proseguirà nell’anno. Sono andati alle urne nei giorni scorsi Italia,  Francia, Germania, Slovenia e Danimarca, ci andranno presto Ungheria, Bulgaria, Lettonia, Svezia. Si tratta di elezioni di diverso peso politico, alcune nazionali e altre locali, ma tutte  significative per i segnali che già annunciano.

Una valutazione generale sulle consultazioni elettorali rivela una diffusa fragilità politica delle maggioranze, tanto in esercizio che in costruzione. E’ fragile il quadro politico disegnato dai recenti voti in Francia, Spagna, Germania, Slovenia e Danimarca, rischia di continuare ad esserlo con le prossime elezioni in Bulgaria e con quelle, in autunno, in Svezia, mentre tutti gli occhi sono puntati sull’esito del voto in Ungheria il 12 aprile, dove è in ballo la sopravvivenza politica del longevo Viktor Orban, premier filorusso e grande sabotatore nell’Unione Europea.

Il voto alle municipali francesi, con le grandi città nella competizione elettorale, ha da una parte confermato il debole consenso al presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, la crescita rallentata dell’estrema destra e una rottura di alleanze tra le sinistre che ha consentito ai socialisti di conquistare città importanti come Parigi, Lione e Marsiglia, senza il contributo della sinistra estrema. Un voto-test in vista delle elezioni presidenziali del 2027 per le quali l’interrogativo è se il sistema elettorale francese sarà ancora una volta in grado di sbarrare la strada alle ali politiche  estreme, tanto a sinistra che a destra, e di consentire alla Francia di rimanere una leva a sostegno dell’UE.

In Germania l’andamento del consenso nei laender tedeschi continua ad oscillare tra le forze di governo e a rafforzarsi all’estrema destra col partito di Alternativa per la Germania. Continuano ad indebolirsi i socialdemocratici, tengono e migliorano alcune posizioni i cristiano-sociali, sono praticamente spariti i liberali, mentre riemergono i verdi.

In Spagna alcune elezioni locali minori confermano la fragilità della maggioranza guidata dal socialista Pedro Sanchez ed è atteso il voto particolarmente significativo in Andalusia.

In Slovenia il partito moderatamente filo-europeista ha vinto sul filo di lana rispetto all’avversario sovranista e non sarà facile comporre il nuovo governo con forze politiche che guardano al risultato del voto in Ungheria.

Ed è proprio l’Ungheria il possibile epicentro del terremoto politico che potrebbe pesare molto sul futuro dell’Unione Europea e allentare o mettere in tensione le faglie che attraversano il continente tra la sua parte occidentale e quella orientale.

Due diverse Europe rischiano di profilarsi all’orizzonte nel caso di una conferma di Orban, cui guardano con diversa intensità di simpatia Slovacchia, Repubblica ceca, Romania, Bulgaria e un pezzo consistente della Polonia. Una deriva che non potrebbe non influire sui futuri allargamenti,  quasi tutti ad est, salvo Islanda e, forse, Norvegia.

Dovrà trovare una sua collocazione in questo incerto quadro politico europeo l’esito del referendum italiano sulla riforma della magistratura. Per un verso qualcuno ne metterà in evidenza l’aspetto tecnico di non facile comprensione, per altri sarà centrale il messaggio politico, ma la forte partecipazione popolare a sostegno della Costituzione e dello Stato di diritto è una buona notizia anche per l’Unione Europea.

Un grappolo di voti che nei Paesi UE indica una fragile tenuta complessiva del fronte interno pro-europeo, ma per il suo futuro molto dipenderà da come risponderà al fronte esterno delle guerre in corso.

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