L’UNHCR chiede un accesso equo ai vaccini per i rifugiati

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Nella giornata mondiale per la salute l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, chiede collaborazione nell’azione internazionale per garantire un accesso equo alle vaccinazioni COVID-19, anche per i rifugiati, sfollati e apolidi. L’immunizzazione a livello globale rimane una sfida, in gran parte a causa della ineguale disponibilità di vaccini e delle capacità dei sistemi sanitari.
“Gli evidenti squilibri osservati nella condivisione dei vaccini tra gli Stati sono controproducenti e miopi. L’approccio “il mio Paese per primo” non può funzionare in una pandemia che non conosce confini”, ha dichiarato l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi.

Ad oggi circa 20 paesi, quali la Serbia, il Nepal, il Ruanda e la Giordania hanno iniziato a vaccinare i rifugiati su un piano di parità con i cittadini. Circa l’85 per cento dei rifugiati nel mondo sono ospitati in paesi a basso e medio reddito, che devono affrontare sfide finanziarie e sistemi sanitari fragili. Queste nazioni hanno bisogno di maggiore sostegno per affrontare le urgenti esigenze sanitarie.
L’UNHCR sta lavorando a stretto contatto con i governi, le autorità sanitarie nazionali e altri partner per coadiuvare la risposta agli effetti devastanti del COVID-19, ma al momento l’agenzia ha ricevuto solamente il 13 per cento dei contributi sperati per il suo appello COVID-19.

Per approfondire: nella Giornata Mondiale della Salute, UNHCR chiede un accesso equo ai vaccini per i rifugiati – UNRIC Italia 

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