L’Europa nei Balcani

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Il primo luglio 2013 la Croazia è diventata il 28mo Stato membro dell’Unione Europea. Una data importante nel processo di allargamento se si considera che solo vent’anni fa, la Croazia era nel cuore del conflitto balcanico che ha consacrato la fine della Jugoslavia e la nascita, nel dolore e nell’odio, di Stati indipendenti e sovrani. Un conflitto che ha lasciato, su memorie tenaci, profonde ferite non ancora del tutto al riparo da inquietanti tentazioni nazionaliste o da pericolose divisioni etnico-religiose.

Tanto si è detto sull’atteggiamento assente e irresponsabile dell’Europa di fronte all’incendio nei Balcani e di fronte ad una guerra fratricida in cui riapparivano i fantasmi della pulizia etnica, delle deportazioni e di tante altre atrocità. Ma l’Europa assente di allora è stata in grado di dare una risposta sul lungo periodo, aprendo con precauzione la prospettiva di una strada europea anche ai Balcani per una riappacificazione duratura nella regione. L’ingresso della Croazia nell’Unione Europea rappresenta l’essenza di questa politica e riconferma il ruolo primario della costruzione e dell’integrazione europea: il consolidamento della pace fra i popoli. Questa politica trova inoltre conferma anche nelle prospettive di avvicinamento all’Europa di altri Paesi, come la Serbia, dove i negoziati di adesione dovrebbero aprirsi nel gennaio 2014 e sono indissolubilmente legati alla normalizzazione delle sue relazioni con il Kosovo, o come il Montenegro dove i negoziati sono in corso dal 2010 e la Macedonia, Paese candidato già dal 2005.

La Croazia, per aderire all’Unione Europea ha negoziato per dieci anni e ha operato profonde trasformazioni interne per rispondere ai criteri di adesione, primi fra i quali quelli politici: Istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i Diritti dell’uomo, il rispetto e la protezione delle minoranze etniche. Sono responsabilità importanti da consolidare, con l’Unione Europea, anche per portare avanti il processo di pace e di democrazia nell’insieme dei Balcani.

Certo, la Croazia entra nell’Unione Europea proprio in uno dei momenti più difficili della sua storia. La crisi economica e sociale ha pesato per più di cinque anni anche sui negoziati di adesione e ha dimostrato senza veli, paure e perplessità dell’Europa ad usare lo strumento della solidarietà finanziaria di fronte al crescente divario di benessere  fra i vari Paesi. Non solo, ma entra in un momento in cui l’Unione Europea cerca di delineare, fra mille difficoltà ad uscire dalla crisi, il suo futuro profilo istituzionale e il rapporto fra quella che è già la zona Euro e il resto dei suoi Paesi membri. E per quanto riguarda la Croazia, questi ultimi cinque anni di crisi l’hanno profondamente segnata con una severa recessione economica e una disoccupazione che supera il 20% della popolazione attiva.

Una strada quindi per l’integrazione ancora tutta in salita e cosparsa di incertezze politiche, economiche e sociali sul medio e lungo termine, senza dimenticare il preoccupante e crescente disinteresse dei cittadini europei nei confronti del progetto europeo. Ma tant’è. A Zagabria come a Bruxelles si è celebrato l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea e il primo luglio 2013 ha segnato una data politica molto importante.

Per l’Europa e per i Balcani.

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