“L’età di Merkel” di Paolo Valentino

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Marsilio – 2021 (pp. 317 – 18,00 Euro) ISBN 9788829713479

Angela Merkel, quasi un romanzo

Sta diventando sempre più difficile dire di un libro se si tratti di saggistica o di narrativa.

Sarà perché da una parte si tende a ridurre il rischio di aridità di un’analisi dotta o, dall’altra, a dare più solidità e credibilità a un romanzo, con risultati spesso interessanti.

Come nel caso del libro, appena uscito, di Paolo Valentino, “L’età di Merkel” (Marsilio, p. 317, 18€), dedicato alla intensa avventura politica della Cancelliera, alla vigilia della sua uscita di scena, per ora di quella tedesca, domani chissà.

L’Autore è stato corrispondente per il “Corriere della sera” in postazioni importanti per la politica internazionale, intrighi compresi, come Bruxelles, Mosca, Berlino e Washington e ha molte cose da raccontare, coniugando la scrittura agile del giornalista con lucide valutazioni dell’osservatore politico.

Il romanzo-saggio copre un arco di tempo di trent’anni, dall’abbattimento del Muro di Berlino ad oggi, con qualche passo indietro alla scoperta della giovane Angela cresciuta, nella Repubblica Democratica Tedesca, in una famiglia di forte convinzione protestante, e più precisamente luterana, che lascerà un segno duraturo nella vita umana e politica di Angela.

La futura Cancelliera muoverà i suoi primi passi ai tempi della riunificazione tedesca, all’ombra di Helmut Kohl dal quale prenderà traumaticamente le distanze, costruendo un sua personale leadership fatta di orientamenti prudenti e di decisioni talvolta inattese, al timone della Germania – e dell’Unione Europea – per sedici anni.

Si è trattato per Angela di un’era politica densa di avvenimenti e di pericoli, dai contrasti nel partito che ha guidato senza sconti per nessuno ai sommovimenti della storia nel corso dei suoi quattro mandati; dalla crisi greca, affrontata con poca perizia e scarso coraggio, quello trovato invece nell’accoglienza ai migranti siriani nel 2015; dalla vicenda di Brexit all’irruzione sulla scena mondiale di Donald Trump fino al dramma della pandemia che finirà per convertirla, nel luglio 2020, alla solidarietà europea degli esecrati eurobond.

Volendo cercare un riferimento nell’antichità c’è da esitare tra il “motore immobile” di Aristotele, perno di tutto quanto accade, e  il “festina lente” dei latini, quasi un esasperante ossimoro al centro della politica prima tedesca e poi di quella europea.

Nessun dubbio che sui due versanti sia stata una protagonista, a lungo riluttante a promuovere il cambiamento ma efficace nel contrastare involuzioni, in continua tensione in particolare con la Francia e i suoi quattro Presidenti che con l’inamovibile Angela hanno sempre dovuto fare i conti, spesso costretti un passo indietro o, come nel caso di Macron, rassegnato ad aspettare tempi migliori.

Sono una buona sintesi del suo apprezzabile lavoro di indagine le parole dell’Autore: “Nell’ultima metamorfosi della Cancelliera c’è anche il riconoscimento che, se la Germania non esercita la sua leadership in Europa, l’Unione non può progredire. E’ la tacita ammissione che la linea tenuta negli ultimi quindici anni non era quella giusta. Ed è probabilmente questo il vero lascito europeo di Angela Merkel. Il limite è che la conversione giunga alla fine della sua stagione al potere” (p. 180).

Interessanti e sorprendenti gli ultimi capitoli del libro dedicati alle sue non facili interlocuzioni con i potenti della terra, da Putin conosciuto da vicino e contrastato quando necessario, a Trump e Biden due Presidenti molto diversi ma della sola stessa incerta America fino a Xi Jinping, minaccioso leader di una potenza in rapida ascesa. 

A prima vista sembra che nel libro prevalga la cronaca, ma è già storia o almeno una utile introduzione alla storia dell’Europa e  del mondo alla svolta del millennio. Di questa  storia complessa molto si parlerà ancora, magari anche troppo nei giorni dell’addio ad Angela – sempre che per l’UE non sia un arrivederci – spesso appesantiti da elogi eccessivi, dimenticando che la grandezza di un politico è anche nella capacità di riscattarsi dai propri errori, senza imputarli ad altri.   

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