L’Egitto nella transizione

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Sembra lontano quel 30 giugno 2012 quando Mohamed Morsi prestò giuramento davanti alla Corte costituzionale e divenne il nuovo Presidente d’Egitto. Era stata un’elezione che aveva sorpreso un po’ tutti, anche perché Morsi era stato presentato quasi come un candidato di ripiego per i Fratelli Musulmani e non presentava quel carisma che in tanti cercavano per portare avanti, nello spirito della Rivoluzione, la transizione verso il dopo Mubarak.

Ma a poco più di due mesi dalla sua elezione, Morsi ha già dato segni significativi di cambiamento, sia sul piano interno che su quello esterno per un nuovo ruolo dell’Egitto sulla scena mediorientale e internazionale.

Sul piano interno, la decisione presa il 12 agosto scorso di allontanare dal potere il maresciallo Tantawi,  Capo del Consiglio supremo delle Forze armate e di ridurre consistentemente il ruolo dei militari nel Paese, è stato il primo segnale forte di un cambiamento. I militari avevano assicurato il periodo di transizione del dopo Mubarak fino alle elezioni legislative e presidenziali e in giugno, sulla scia di una dichiarazione costituzionale di sciogliere l’Assemblea, composta in maggioranza da islamisti, si erano attribuiti il potere legislativo, ponendo forti limiti ai poteri della futura Presidenza. La decisione di Morsi, avvenuta a ridosso della controversa gestione da parte dei militari dei recenti incidenti nel Sinai, ma anche dopo negoziati con i militari stessi, ha avuto un duplice effetto. Da una parte, sembra aver messo fine  a sessant’anni di potere militare in Egitto, vera colonna vertebrale del potere politico ed economico del Paese, un lungo periodo in cui le relazioni fra i militari e i Fratelli musulmani sono sempre state a dir poco conflittuali. Il secondo effetto è stato quello di trasferire, in attesa della riscrittura della Costituzione, il potere legislativo nelle mani del Presidente Morsi. Una somma di poteri che non manca, in un momento di sospensione della legge fondamentale, di sollevare legittime inquietudini e di porre il problema del futuro equilibrio istituzionale e politico del Paese, nonché del peso della “sharia” nella futura Costituzione.

Morsi, ha già dato i primi segnali di cambiamento e di una nuovo corso diplomatico dell’Egitto anche sulla scena mediorientale e internazionale. In primo luogo, la partecipazione di Morsi al Vertice dei Paesi non allineati che si è tenuta a Teheran il 30 e il 31 agosto scorso apre uno spiraglio verso una possibile normalizzazione dei rapporti tra Egitto e Iran, rapporti  interrotti dal 1980 in seguito agli accordi di pace fra Egitto e Israele. Se questa prospettiva dovesse confermarsi, l’Egitto si inserirà  inevitabilmente e da  protagonista in cambiamenti geopolitici nella regione ancora difficili da valutare. In un momento in cui soffiano di nuovo venti di guerra contro l’Iran da parte di Israele per lo sviluppo del programma nucleare,  in cui il negoziato di pace fra israeliani e palestinesi è ad un punto morto e soprattutto in un momento in cui la Siria sta sprofondando in un’atroce guerra civile, non è senza significato anche la proposta fatta dal Presidente Morsi ad agosto di creare un gruppo di contatto fra Egitto, Iran, Arabia saudita e Turchia per trovare una soluzione al conflitto siriano (sul quale, tra l’altro, non risparmia parole di condanna per il regime di Bachar al Assad, mentre l’Iran è sempre più accusato di fornirgli armi). Una proposta carica di significato volta, se possibile, a rimescolare le carte non solo fra gli storici amici e nemici nella Regione, ma anche fra sciiti e sunniti.

Ma Morsi, che oltretutto deve affrontare una situazione economica interna alquanto problematica e  ora primo Presidente islamico di un Egitto storico alleato degli Stati Uniti, ha mandato un altro segnale significativo: la sua prima visita fuori dal mondo arabo è stata in Cina, una visita che vuole segnare un riequilibrio della politica estera egiziana e affermare una certa indipendenza da Washington, dove la sua prima visita è prevista solo per il 23 settembre prossimo, in occasione della riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Solo per memoria, gli aiuti militari degli Stati Uniti all’Egitto si aggirano, annualmente, su un miliardo e 300 milioni di dollari.

Ed infine, Morsi ha annunciato un incontro con l’Unione Europea e l’Italia per il prossimo 12 settembre. Sarà importante capire quali rapporti, quale dialogo e quale cooperazione potranno svilupparsi in uno scenario mediorientale in rapido movimento e situato agli immediati confini meridionali dell’Europa.

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