“ Le reazioni alle proposte della Commissione per il piano di bilancio 2021 – 2027”.

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E’ appena iniziato il lungo lavoro di dibattiti e negoziati che porterà all’approvazione del bilancio dell’Unione Europea per il periodo 2021 – 2027. Lo scorso 2 maggio 2018, la Commissione europea ha ufficialmente presentato le sue proposte in merito, fissando in tal modo le future priorità politiche dell’Unione europea.

Anche se, nelle parole del Presidente della Commissione Europea, l’approvazione di questo bilancio costituisce un importante momento per l’ Unione europea, soprattutto in vista del rafforzamento della solidarietà economica e sociale tra i 27 Stati membri,  in realtà il dato principale che ha alimentato i primi dibattiti è stato quello della riduzione dei fondi proposti per le politiche di coesione e di sviluppo regionale, nonché per le politiche agricole.

Antonio Tajani, Presidente del Parlamento europeo, ha sintetizzato la posizione della sua Istituzione sottolineando che si tratta di un bilancio i cui “obiettivi sono chiari, ma poco ambiziosi”. Pur dimostrando inquietudine per i tagli inferti alle politiche di coesione, il Parlamento europeo ha tuttavia apprezzato le risorse destinate a progetti fondamentali per l’integrazione europea, in particolare Erasmus Plus, Orizzonte Europa, il finanziamento delle piccole e medie imprese e la lotta ai cambiamenti climatici. Apprezzate anche le risorse per alcuni nuovi settori, come quello della politica di difesa e di sicurezza comune e la gestione dell’immigrazione.

Inoltre, diversi eurodeputati hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di un maggior contributo dei singoli Stati membri al bilancio europeo portandolo dall’attuale 1,1% all ’1,3% del PIL.  Hanno inoltre proposto che le riduzioni dei fondi relativi alle politiche di coesione e alle politiche agricole  vengano discusse direttamente con i destinatari di tali progetti.

Infine, molti deputati hanno accolto favorevolmente le proposte per vincolare i finanziamenti UE al rispetto dello Stato di diritto.

La problematica relativa al futuro della politica di coesione è stata anche al centro delle prime reazioni e inquietudini dell’Alleanza per la politica di coesione (http://cor.europa.eu/it/takepart/Pages/cohesion-alliance.aspx), una coalizione tra le più importanti associazioni europee di enti locali e regionali e il Comitato europeo delle regioni (rappresenta circa il 90% della popolazione europea). Il suo obiettivo fondamentale è che il bilancio dell’UE dopo il 2020 consenta di mettere a disposizione di tutte le regioni dell’Unione una politica di coesione più forte, più efficace e visibile.

L’Alleanza giudica la politica di coesione centrale per l’integrazione europea e quindi pericolosa la riduzione del relativo bilancio dal 34% al 29%, un taglio che rischia di approfondire le differenze economiche e sociali tuttora esistenti fra le varie regioni dell’Unione.

Il Presidente del Comitato Europeo delle Regioni, Karl-Heinz Lambertz, ha dichiarato : “la politica di coesione rischia di diventare più accentrata e frammentata. La proposta di ridurre i fondi indebolisce l’unico strumento in grado di portare un valore aggiunto europeo alle regioni e alle città. Escludere le comunità regionali e locali, dall’avere un potere di influenza diretto sulle desioni e sui piani di investimento  dell’Unione, rischia di avere serie ripercussioni sulla coesione europea dei prossimi dieci anni”. Infatti, occorre ricordare come tale politica sia stata, per il periodo 2014 -2020, uno dei principali motori del processo di integrazione europea, mettendo sul piatto circa 350 miliardi di euro, ai fini di ridurre le disparità economiche esistenti tra le diverse regioni europee, di creare nuovi posti di lavoro, di aprire nuove opportunità per far impresa e di affrontare in modo più efficace tematiche globali, quali quelle dei cambiamenti climatici e delle migrazioni.

Per ulteriori approfondimenti: il comunicato del Parlamento Europeo, il comunicato del Comitato delle Regioni

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