Le guerre di Putin

Sono giorni di alta tensione in Ucraina dopo che la destituzione del Presidente Janukovich ha consegnato le redini del potere ad un Governo di transizione nato dalle proteste di Piazza Maidan. Proteste nate quattro mesi fa dal mancato accordo fra Ucraina e Unione Europea nell’ambito di un Partenariato orientale e sfociate poi in aperta opposizione ad un Governo e ad un Presidente simboli di corruzione e di gestione opaca del potere. Ma questa seconda rivoluzione dell’Ucraina, esattamente dieci anni dopo quella arancione del 2004, sta generando conseguenze ben più inquietanti della precedente, riportando alla luce non solo antiche linee di divisione all’interno del Paese, tra Est e Ovest, ma anche sottolineando la posizione geostrategica dell’Ucraina come nuovo attore in un rinato confronto Est – Ovest sulla scena internazionale, a ricordo che i fuochi della guerra fredda non sono ancora spenti.

Le divisioni all’interno del Paese si sono particolarmente manifestate nella piccola Repubblica autonoma di Crimea, ceduta all’Ucraina nel lontano 1954 da Nikita Krusciov. Sebbene goda di uno statuto di autonomia, con tanto di Costituzione propria, la Crimea, in particolare dopo la caduta dell’impero sovietico e l’indipendenza dell’Ucraina nel 1991, si è sempre considerata una regione a parte, vicina alla Russia per i suoi legami storici e per la lingua russa parlata dalla maggior parte della popolazione. Ma è anche in Crimea che la Russia possiede, dalla fine del XVIII secolo, la sua base navale nel Mar Nero, forte di ben 13.000 uomini e di 25 navi da guerra. Ed è qui che si sta consumando la più pericolosa prova di forza fra la Russia e l’Occidente mai avvenuta dalla caduta dell’impero sovietico. Non sono infatti rientrate le minacce di Putin di un intervento militare, anche se in questi ultimi giorni la situazione della Crimea, dopo l’”anonima invasione russa”, è ormai sotto il controllo del Cremlino, a dispetto del diritto internazionale. In prospettiva un referendum, fissato al 30 marzo, per definire ulteriormente l’autonomia della penisola, ma anche, forse in un secondo tempo, una possibile dichiarazione di adesione alla Federazione russa. Una prospettiva che non mancherà di riaprire antiche ferite e antichi rancori.

Ma i toni minacciosi e guerrieri di Putin, apparentemente usati per difendere la popolazione russofona della Crimea, hanno una loro logica all’interno di un disegno politico ben più vasto, basato essenzialmente sul sogno tenace della rinascita di un impero russo, dove le frontiere tra Est e Ovest ritrovino il loro antico significato di spartizione di influenza e di potere, a costo, appunto, di far ricorso alla guerra. E, in questo contesto, la posizione geostrategica dell’Ucraina è più che emblematica, fra Russia e Europa, ai confini con Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria, Paesi che conservano intatta la triste memoria dei loro rapporti con l’Union Sovietica. Una ragione sufficiente perché i disegni egemonici e di Unione euroasiatica di Putin vadano ad infrangersi in Ucraina, dove oltretutto transita, attraverso il gas, l’arma più convincente che Putin possegga. Ricordiamo qui che l’Unione Europea dipende per circa il 25% dal gas russo e che il 60% di questo gas passa attraverso l’Ucraina. Ma i segni di questa politica di Putin non si sono rivelati con l’Ucraina, perché già erano presenti nel 2008 durante la breve guerra contro la Georgia, privandola così del controllo di due regioni, l’Abkazia e l’Ossezia del Sud.

L’Europa, divisa al proprio interno, e Stati Uniti minacciano sanzioni contro la Russia e il boicottaggio del G8 previsto a Sochi in giugno, misure che Putin non sembra affatto temere. Per ora la diplomazia è al lavoro, cosciente dell’importanza di risolvere con il dialogo quest’inedita prova di forza che ridefinirà inevitabilmente i nuovi rapporti tra Est e Ovest. Una diplomazia tuttavia cosciente anche del fatto che i rapporti con la Russia non si limitano solo a quelle frontiere, ma vanno ad intrecciarsi anche in altri punti caldi della Terra, in particolare in Medio Oriente, in Iran, in Siria….

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