La geopolitica del Green Deal

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La Conferenza sulle ricadute del patto verde europeo sulle relazioni internazionali.

Era l’ormai lontano 1992 quando furono firmati i trattati ambientali internazionali noti come Accordi di Rio. Da quella data sono passati quasi 30 anni e non si sono fatti ancora passi in avanti in materia di resistenza al cambiamento climatico, anzi: le emissioni dannose per il clima sono aumentate in modo massiccio e il riscaldamento globale si sta dirigendo verso soglie preoccupanti e presto irreversibili.

Per questo motivo il CESE, insieme all’UN Sustainable Development Solutions Network (Network ONU delle soluzioni per lo Sviluppo Sostenibile), ha deciso di organizzare una conferenza per analizzare le conseguenze geopolitiche che l’inazione in ambito climatico potrebbe portare: nuovi disastri naturali, frequenti interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali e aumento del rischio di conflitti. Tutto ciò potrebbe essere attenuato da una transizione verde mondiale, che deve essere vista come una questione vitale sia per l’Europa che per il mondo in generale.

In questo contesto, l’UE, che rappresenta “solo” l’8% delle emissioni globali di gas a effetto serra e ha già avviato una politica interna di Green Deal, deve continuare a fungere da esempio al resto del mondo, secondo i suoi valori di sostenibilità, solidarietà e cooperazione internazionale (multilateralismo piuttosto che politiche internazionali divisive). Per raggiungere questo obiettivo, l’UE dovrà incrementare l’importanza del ruolo della società civile e dei cittadini nella definizione del Green Deal e dovrà rafforzare la sua autonomia strategica aperta.

Per saperne di più: il comunicato del CESE

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