La Dichiarazione di Roma

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In seguito all’evento “Global Health Summit”, organizzato dalla presidenza italiana del G20 in collaborazione con la Commissione Europea e tenutosi a Roma il 21 maggio scorso, è stata approvata la Dichiarazione di Roma.

Durante il vertice sulla salute globale svoltosi a Roma, sotto la presidenza italiana del G20, i leader del G20 e di altri stati e i capi delle organizzazioni internazionali e regionali presenti al summit hanno riaffermato il fatto che la pandemia continui a essere una crisi sanitaria e socioeconomica globale senza precedenti, con effetti particolarmente pesanti sui più vulnerabili (come anziani, donne e lavoratori in prima linea). Inoltre, hanno ribadito che la vaccinazione su larga scala, globale, sicura, efficace ed equa in combinazione con altre misure di salute pubblica appropriate (accanto a un ritorno a una crescita forte, sostenibile, equilibrata e inclusiva) rimane e rimarrà la priorità, finché tutti i paesi non saranno in grado di tenere sotto controllo la malattia. In più, è stato sottolineato come gli investimenti sostenuti nella salute globale, per il raggiungimento della copertura sanitaria universale con al centro l’assistenza sanitaria di base, One Health, e la preparazione e la resilienza, siano ampi investimenti sociali e macroeconomici in beni pubblici globali, al contrario dell’inazione e della staticità decisionale.

Quindi, per evitare che una simile crisi sanitaria e socio-economica possa ripetersi nel futuro, gli Stati del G20 (e altri Paesi) hanno approvato la Dichiarazione di Roma, che si fonda su 16 principi; principi che si rafforzano a vicenda e che, attraverso una governance efficace e il multilateralismo sanitario, riconfermano l’impegno comune per la solidarietà globale, l’equità e la cooperazione multilaterale.

Principi della Dichiarazione di Roma:

1) Sostenere e migliorare l’architettura sanitaria multilaterale esistente per la preparazione, la prevenzione, l’individuazione e la risposta, attraverso l’aiuto di con un OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) efficace e sostenibile; favorire il raggiungimento degli SDG (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030), con particolare riguardo a quelli relativi alla salute.

2) Lavorare per supportare al meglio la piena attuazione e il rispetto dell’RSI (Regolamento Sanitario Internazionale) e una migliore attuazione del programma One Health, per affrontare i rischi che emergono dalle interazioni tra uomo, animali e ambiente.

3) Promuovere approcci politici e sanitari multilaterali, con la combinazione di elementi nazionali e comunitari che si rafforzano a vicenda, per il raggiungimento di una migliore preparazione a future crisi.

4) Appoggiare il sistema commerciale multilaterale, rilevando il ruolo centrale del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) e l’importanza di catene di approvvigionamento globali aperte e diversificate, sicure.

5) Consentire un accesso equo, rapido e globale a strumenti di prevenzione, rilevamento e risposta di alta qualità ed efficaci, sfruttando l’esperienza di ACT-A (Access to COVID-19 Tools Accelerator) e COVAX.

6) Aiutare i Paesi a basso e medio reddito a sviluppare competenze di produzione locale e regionale di strumenti sanitari e di prevenzione.

7) Far leva sulle sinergie e sulle competenze di organizzazioni e piattaforme pertinenti per facilitare la condivisione dei dati, lo sviluppo delle capacità, gli accordi di licenza e i trasferimenti volontari di tecnologia e know-how a condizioni concordate.

8) Migliorare il supporto alle strutture esistenti di preparazione e prevenzione per un’immunizzazione equa contro le malattie prevenibili con vaccino e ai programmi di sorveglianza e salute per queste e altre malattie.

9) Investire nella forza lavoro sanitaria mondiale, per ottenere una migliore accelerazione dello sviluppo e maggiori progressi nell’inclusione sociale e nell’uguaglianza di genere; investire nella salute della comunità e nei sistemi sanitari per ottenere servizi sanitari rafforzati e di alta qualità. Appoggiarsi ai meccanismi multilaterali guidati dall’OMS per facilitare l’assistenza e le capacità di risposta nei paesi in via di sviluppo.

10) Investire nella formazione e nella ricerca del personale dei laboratori diagnostici pubblici e per la salute degli animali e condividere rapidamente (in sicurezza) dati e campioni durante le emergenze internazionali.

11) Investire nell’ulteriore potenziamento in sistemi di allerta precoce e sorveglianza (di potenziali epidemie), seguendo le linee guida dell’approccio One Health.

12) Investire in modo adeguato, in linea con le capacità nazionali, nella cooperazione nazionale, internazionale e multilaterale in ricerca, sviluppo e innovazione, sanitaria e non.

13) Coordinare le misure farmaceutiche (e non farmaceutiche) e la risposta alle emergenze, con il fine di ricercare una ripresa equa, attraverso politiche, moderate e resilienti, informate da pareri scientifici.

14) Aumentare l’efficacia delle misure di preparazione e risposta promuovendo un dialogo inclusivo con le comunità locali e la società civile e contrastando la disinformazione con trasparenza e comunicazioni tempestive.

15) Affrontare la necessità di meccanismi rafforzati, semplificati e sostenibili per finanziare la preparazione, la prevenzione, l’individuazione e la risposta alle pandemie a lungo termine, nonché la ricerca della capacità di mobilitare rapidamente fondi e risorse pubblici e privati ​​in modo coordinato, trasparente e collaborativo.

16) Cercare di garantire l’efficacia di tali meccanismi di finanziamento, anche facendo leva su finanziamenti misti, meccanismi innovativi, fonti pubbliche, private e filantropiche e fondi di istituzioni finanziarie internazionali.

I principi verranno, infine, sottoposti al giudizio della prossima Assemblea mondiale della sanità (WHA) e di altri forum pertinenti, mentre i primi progressi saranno (si spera) tangibili già durante il prossimo vertice del G20 a Roma ad ottobre.

Per saperne di più: il video dell’evento e il documento della Dichiarazione di Roma

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