La banalità del bene: don Aldo Benevelli

867

Prendendo spunto dal celebre libro di Hannah Arendt “La banalità del male”, questa rubrica vuole essere una provocazione al contrario, con l’obiettivo di narrare storie di eroici personaggi più o meno contemporanei che hanno segnato la storia per i loro sacrifici e la loro immolazione a favore di un progresso umano. La rubrica mensile vuole essere un atto di descrizione di come il bene possa esistere, e il titolo vuole essere una provocazione per dimostrare come la ricerca del progresso non sia banale, ma, al contrario, di come possa essere un umano atto eroico.

Don Aldo Benevelli

“Ut non perdam” “affinché nulla e nessuno vada perduto”

Biografia e storia

Domenica 19 febbraio ci ha lasciati don Aldo Benevelli, dopo una lunga vita spesa da uomo libero, partigiano, combattente e pacifista, sostenitore dei valori della democrazia e della solidarietà, padre fondatore della cooperazione italiana, attento osservatore e conoscitore del mondo.

Nasce a Monforte d’Alba 29 dicembre 1923, ultimo di tre fratelli. Trasferitosi con la famiglia a Cuneo, inizia giovanissimo a militare nell’Azione Cattolica. Unitosi ai partigiani durante il regime, viene catturato dai nazisti e subisce le torture della Gestapo e delle Brigate Nere. Condannato a morte, riesce a scappare e, salvandosi, a partecipare alla presa della città di Cuneo. Nel 1948 è ordinato sacerdote e inizia l’insegnamento nelle scuole superiori, parallelamente all’attività giornalistica per il settimanale “La Guida”. Nel 1966 fonda prima la Lvia, Associazione Internazionale di Volontari Laici, le cui radici nascevano da un nutrito gruppo di giovani cattolici e laici, provenienti da diversi mondi, ma basati sui medesimi valori. Negli anni Settanta si spende su ulteriori fronti: progetta attività nelle carceri di Cuneo e Fossano e cerca risposte alla crescente immigrazione dal Sud d’Italia. Nascono i primi servizi per gli operai che si spostavano per lavoro: le scuole serali, la mensa, le colonie per i figli. Nel 1980 fonda l’Università Internazionale della pace “Giorgio La Pira”.

Un po’ gandhiano, un po’ guevarista, precursore di  idee innovative che puntavano sulla solidarietà, sulla giustizia e sul senso di comunità, era un testimone cristiano e un uomo autentico. Rifiutava il benefattorismo e l’assistenzialismo, introducendo continue occasioni di formazione, di impegno nel volontariato, di attivismo e partecipazione, riuscendo a catalizzare l’attenzione sulle sue iniziative sia in paesi del terzo mondo, sia nel suo amato territorio.

Don Aldo ci lascia un bagaglio di esperienza nitida, trasmessa con parole lucide, con occhi pieni, un esempio di lotta pacifica e instancabile che non può farci rimanere indifferenti. Una lotta dalle mille sfumature e su molteplici fronti, in cui il suo impegno si è unito all’unisono con cristiani e laici di tutto il mondo a sostegno di quegli ultimi, privati di ogni possibilità di iniziativa e scelta, costretti a condizioni di vita e lavoro indegni per qualsiasi essere umano, sia esso proveniente dal primo che dall’ultimo mondo. La sua lotta è traducibile non solo come lotta all’indifferenza, lotta all’ingiustizia e alla staticità di pensiero, ma anche lotta per dare valore all’accoglienza, per la libertà nella quotidianità delle nostre azioni, del nostro lavoro, con le scelte singole e consapevoli che si ripercuotano nelle sorti collettive.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here