Il rapporto 2020 di Eurobarometro sulla cittadinanza dell’Unione Europea

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L’indagine di Eurobarometro ha messo in luce che la conoscenza dei diritti legati alla cittadinanza UE è alta (83%)

La cittadinanza dell’Unione Europea esiste dal 1993, anno del Trattato di Maastricht, e garantisce diritti aggiuntivi a tutti i cittadini e tutte le cittadine degli Stati membri. Tra questi diritti vi sono la libertà di movimento e residenza all’interno dell’UE, la protezione diplomatica e consolare da parte di qualsiasi altro Stato dell’Unione e l’elettorato attivo e passivo per il Parlamento europeo e le elezioni municipali.

La Commissione europea sorveglia l’implementazione e l’applicazione da parte dei governi nazionali della cittadinanza dell’UE, oltre a informare i cittadini e le cittadine dei propri diritti. Per comprendere un’ampia varietà di questioni relative a tale materia è stata pubblicata un’indagine di Eurobarometro condotta tra il 27 febbraio e il 6 marzo 2020.

Il 91% del campione si è dichiarato familiare con il termine “cittadino dell’Unione Europea,” mentre il 65% è consapevole del termine e di cosa significhi. Quattro persone su cinque sanno che i cittadini e le cittadine di uno Stato membro non devono fare domanda per ottenere la cittadinanza dell’UE. Il 94% è, inoltre, conscio di avere la cittadinanza dell’UE e del proprio Paese al tempo stesso, un dato in crescita di tre punti percentuali rispetto al 2015. Circa tre quarti del campione (76%) respingono come falsa l’affermazione «Se lo si desidera, si può decidere di non essere cittadini dell’Unione Europea.» In generale, la conoscenza dei diritti legati alla cittadinanza UE è alta (83%), un valore dato dalla media di coloro che hanno risposto correttamente alle tre frasi precedenti.

L’84% pensa che la libertà di movimento dei cittadini UE porti complessivamente con sé vantaggi per l’economia del proprio Paese, con il 48% che è “assolutamente d’accordo.” Il primo dato è aumentato di 17 punti percentuali rispetto al 2012 e di 13 rispetto al 2015, mentre il secondo rispettivamente di 21 e 16 punti.

Il 71% (+4% rispetto al 2015) del campione è consapevole che un cittadino o una cittadina dell’Unione Europea che viva nel loro Paese abbia il diritto di votare e di presentarsi alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Il 53% respinge come falsa l’affermazione che un cittadino o una cittadina UE che abiti nel loro Paese possa votare o presentarsi alle elezioni nazionali. La maggioranza (56%) è altresì consapevole che tale diritto è, invece, valido per ciò che concerne le elezioni municipali.

Il 63% del campione considera che sia giustificabile il fatto che i cittadini e le cittadine UE che abitano in un altro Paese dell’Unione acquisiscano il diritto di votare alle elezioni nazionali e ai referendum del Paese di residenza. Per il 60%, inoltre, queste persone dovrebbero altresì godere del diritto di votare e di presentarsi come candidati e candidate nelle elezioni regionali, laddove l’ordinamento statale preveda tali consultazioni.

Il 79% sarebbe maggiormente disposto a votare alle prossime elezioni europee, al momento previste per il 2024, se avessero più informazioni sull’impatto dell’Unione Europea nelle loro vite e sui programmi e gli obiettivi dei candidati e dei partiti nel Parlamento europeo. Il 74% considera che l’affluenza alle elezioni europee potrebbe incrementare se «i cittadini UE fossero più coinvolti nei processi decisionali all’interno dell’Unione» e il 73% «se si ricevessero migliori informazioni sui candidati a presidente della Commissione europea.» Il 68% ritiene che una registrazione dei votanti fatta senza troppe difficoltà online potrebbe spingere un numero maggiore di persone a votare alle prossime elezioni europee. Il 65% pensa, infine, che si possa raggiungere un simile obiettivo garantendo ai cittadini e alle cittadine la possibilità di contattare un helpdesk che fornisca informazioni su tali consultazioni e sulle procedure di voto.

Per approfondire: il Flash Eurobarometer 485. European Union Citizenship and Democracy

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Nato a Cuneo nel 1995, ha conseguito il Master of Arts in Studi Interdisciplinari Europei - Major in European History and Civilization presso il College of Europe di Natolin (Varsavia), con una "Mention Excellent (conferred by the authority of the Academic Council)." Ha precedentemente ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione e la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali - Profilo in Studi Europei, nel cui ambito ha altresì ottenuto il Diploma Interdisciplinare in Migration Studies, presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell'Università degli Studi di Torino. Fondatore di "Italy in Natolin," la Society delle studentesse italiane e degli studenti italiani al College of Europe di Natolin, è responsabile culturale del giornale "La Regionisto," che si occupa di analizzare il ruolo delle regioni nel processo di integrazione europea.

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