Il Parlamento europeo per il rilancio UE

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Nelle Istituzioni europee fervono i lavori per definire una risposta coordinata alla crisi indotta da Covid-19: un’impresa non facile a livello nazionale, come abbiamo imparato dalle misure successive adottate dal governo italiano, e anche più complessa a livello comunitario dove interagiscono attori con competenze diverse, dalla Banca centrale europea (BCE) alla Commissione europea, dal Consiglio europeo all’Eurogruppo dei 19 ministri delle finanze dell’eurozona fino alla Corte europea di giustizia, recentemente sotto attacco da parte della Corte costituzionale tedesca.

Tra questi attori comunitari il solo che goda di una legittimità democratica diretta è il Parlamento europeo, nella formazione uscita dalle elezioni di un anno fa, con un’ampia maggioranza di forze politiche favorevoli a rafforzare il processo di unificazione europea, oggi messo a dura prova da una crisi economica senza precedenti che rischia di frantumare ulteriormente il mercato unico e aggravare la caduta di coesione dell’Unione.

Un’occasione importante per meglio valutare la capacità di azione del Parlamento europeo è stata questa settimana la sessione plenaria tenutasi in video-conferenza dal 13 al 15 maggio e conclusasi con l’adozione a larghissima maggioranza di una Risoluzione relativa al “Quadro finanziario pluriennale” 2021-2027, alle risorse del bilancio UE e al “Piano per la ripresa”.

La Risoluzione, condivisa da tutto l’arco europeista compresi anche gli euro-parlamentari pentastellati, con le destre divise tra di loro, è relativamente concisa (“solo” 23 paragrafi) e meriterebbe di essere raccontata per intero. Dovendo qui proporne una sintesi alcuni passaggi sembrano meritare una particolare attenzione.

Trattandosi di risorse comunitarie il Parlamento rivendica il proprio ruolo di “Autorità di bilancio” – insieme con il Consiglio dei ministri – e mette in guardia la Commissione dalla tentazione di collocare il “Piano per la ripresa” fuori dal “Quadro finanziario”, ricorrendo a strumenti intergovernativi, comportamento in infrazione al metodo comunitario, sottraendoli al controllo democratico europeo. Viene subito evocata l’opportunità di rafforzare le entrate del bilancio europeo, oggi alimentato prevalentemente dai contributi dei Paesi membri, con nuove risorse proprie come le imposte sulle società, le tasse sui servizi numerici, sulle transazioni finanziarie e sulle emissioni da energie fossili.

Questo bilancio rafforzato dovrà consentire la creazione di un Fondo di rilancio economico a sostegno degli investimenti grazie a una dotazione di due miliardi di euro, con una prevalenza di contributi a fondo perduto rispetto ai prestiti, senza fare ricorso a “magie finanziarie e a dubbi moltiplicatori per dare pubblicità a cifre ambiziose” che nuocerebbero alla credibilità dell’Unione.

Dopo aver attirato l’attenzione sull’importanza dei tempi di attivazione delle risorse comunitarie, il Parlamento europeo chiede che le misure adottate trasformino le nostre economie per favorire l’aumento dell’occupazione e che “gli investimenti riguardino prioritariamente il piano verde, la strategia numerica e l’affermazione di una sovranità europea nei settori strategici, accompagnata da una strategia industriale coerente, da una contrazione e diversificazione delle catene di approvvigionamento e da un riorientamento delle politiche commerciali, con la creazione di un nuovo programma europeo indipendente in favore della salute”.

Avviandosi a concludere la Risoluzione richiama la necessità di una dimensione sociale forte, in coerenza con gli obiettivi del pilastro europeo dei diritti sociali, con quelli dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e della parità tra le donne e gli uomini affinché “la ripresa rafforzi la coesione territoriale aggredendo le disuguaglianze sociali ed economiche”.

Qualcuno sarà tentato di iscrivere queste proposte nel “libro dei sogni”, chi ha a cuore l’Europa sa che sarà necessario realizzarle per non precipitare nell’incubo di un’esplosione sociale e di una pericolosa instabilità politica.   

3 COMMENTI

  1. Purtroppo come tutte le cose bisogna crederci,avere proposte lucide e demicratiche.Il livello italiano è diviso tra competenti , illusi e cialtroni Mai si è spiegato seriamente al paese la necessità dell’impegno.Il risultato rischia di essere il crollo dell’UE e del Consiglio .

  2. L’Unione europea è in mano alla Germania. Non c’è mai stato un referendum in Italia per far decidere al popolo se entrare o uscire dall’Unione europea. Perché? Dove sono questi vantaggi? Sono passati più di 20 anni e va sempre peggio.

    • L’Unione Europea è una realtà complessa, nata in un particolare contesto storico e evoluta nel tempo non del tutto come avrebbero voluto i suoi Padri fondatori. Sarebbe però ingeneroso non riconoscere i risultati ottenuti, ma sarebbe anche scorretto non vederne una distribuzione squilibrata tra i diversi Paesi, compresi i vantaggi acquisiti dalla Germania che di questa Unione resta un perno decisivo, come dimostra ancora la proposta franco-tedesca per la creazione di un Fondo per la ripresa dei giorni scorsi. Quanto al mancato referendum in Italia su ingresso o uscita dall’Unione si tratta di uno strumento che la nostra Costituzione non consente per i Trattati internazionali, ma nulla impedisce alla politica di assumere responsabilità come queste. Naturalmente dopo aver valutato attentamente le conseguenze.

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