Il motore franco-tedesco in panne?

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Dev’essere un destino per molte coppie, prima o poi, di scoppiare. E se non proprio di scoppiare almeno di allentare i rapporti mentre crescono divergenze, gelosie e malumori. C’è il rischio che qualcosa di simile possa avvenire anche nell’Unione Europea tra Francia e Germania, i due Paesi che fin dall’inizio delle prime Comunità hanno funzionato da motore del processo di integrazione comunitaria. Lo testimoniano tre date: 1951, con la Dichiarazione di Schuman, allora ministro degli esteri francese, che apriva coraggiosamente alla collaborazione con gli ex-belligeranti Germania ed Italia e, 1963, quando Francia e Germania, nella fase di avvio della Comunità economica europea, sottoscrivevano un’impegnativa alleanza bilaterale con il Trattato dell’Eliseo, di cui la settimana scorsa sono stati celebrati a Parigi i sessant’anni di vita, dopo averne rafforzato i contenuti con il recente trattato di Aquisgrana nel 2019.

La cooperazione franco-tedesca si è sviluppata negli anni, non senza qualche momento di tensione, ma mantenendo tenacemente in mano il timone dell’Unione Europea, almeno fino ad inizio secolo, quando la caduta del Muro di Berlino prima e gli allargamenti ad est hanno modificato gli equilibri e i rapporti di forza tra i due Paesi in favore della Germania riunificata e favorita dai nuovi mercati aperti ai suoi confini.

Questi equilibri hanno retto sotto il lungo regno di Angela Merkel, ma sono entrati in fibrillazione con l’arrivo sulla scena politica europea dell’ambizioso presidente francese Emmanuel Macron e, qualche anno dopo, del nuovo Cancelliere tedesco Olaf Scholz, alla guida di un governo di coalizione inedito per la Germania e ancora in cerca di coesione al proprio interno.

Molto è cambiato ad inizio 2022 con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, un evento traumatico che sta modificando la carta politica anche dell’Unione Europea, chiamando in causa inevitabilmente i due principali Paesi partner, Francia e Germania, e aumentandone le divergenze.

Da una parte la Germania, prima per demografia, forza economica e commerciale in competizione  con una Francia, rallentata da difficoltà economiche finanziarie e politiche, che vede anche ridursi e sfumare la sua superiorità militare dopo la decisione di Berlino di aumentare d’un sol colpo il bilancio della difesa di 100 miliardi di euro, costringendo Parigi a dilatare il suo bilancio a 413 miliardi nei prossimi sette anni, un aumento storico ma che non impedisce la perdita di peso militare francese rispetto alla Germania, nonostante la sua pur rilevante capacità nucleare.

In questa partita a due, non stanno a guardare altre potenze mondiali che competono in politiche di riarmo, dalla Cina alla Russia, senza dimenticare il Giappone, l’Iran e, naturalmente, la NATO che con gli Stati Uniti spinge al rialzo la spesa militare al 2% del Prodotto interno lordo dei Paesi membri, con alcuni di questi che hanno già superato questa soglia: è il caso della Polonia che ha deciso di salire al 4%.

Altre divergenze alimentano la tensione tra i due Paesi: da quelle finanziarie che si manifesteranno al momento della revisione del “Patto di stabilità”, di cui la Francia teme la svolta nel senso di una nuova austerità (e qui sua naturale alleata potrebbe essere l’Italia), a quelle economiche per il sostegno unilaterale di denaro pubblico alle imprese tedesche, fino a quelle commerciali, dove la Germania cerca di mantenere il vantaggio acquisito nei rapporti con la Cina.

Come si vede, una situazione in evoluzione di cui potrebbe almeno in parte approfittare l’Italia se avesse chiaro il quadro delle sue alleanze e trovasse la forza di guadagnare ruolo nell’UE.

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