Il colore della vergogna

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Non solo le stagioni, ma anche i colori non sono più quelli di una volta. Quello della vergogna da tempo era rosso, lo aveva consacrato per sempre il grande William Shakespeare, nell’Amleto, con la sua invocazione: «O vergogna, dov’è il tuo rossore?». Adesso, in questo nostro Paese, la vergogna sembra scolorire verso il verde, e non solo per una vicenda di politica agricola, i questi giorni sotto i riflettori dell’Unione Europea. Anche per il colore della forza politica che ne è stata penosa protagonista.
àƒÆ’à¢â‚¬° la storia eterna – dura da oltre un quarto di secolo – delle quote latte: la quantità   di produzione di latte attribuita, non senza errori, dall’UE all’Italia e da allora sistematicamente superata da molti nostri allevatori, con la complicità   delle amministrazioni italiane particolarmente comprensive con settori agricoli fornitori di voti preziosi nell’Italia settentrionale (quella denominata ultimamente, con grande disinvoltura storico-geografica, la «Padania»).
Dopo molto tergiversare, anche al ministero dell’Agricoltura (quello che da tempo non dovrebbe più esistere), se ne erano fatti una ragione e, dopo aver ottenuto un ampliamento delle quote concesse all’Italia e generose rateizzazioni, avevano convenuto che le multe inflitte dall’UE andavano pagate.
Poi è arrivato l’oracolo di Bossi junior – detto da suo padre, con apprezzabile humour, la «trota» piuttosto che «delfino» – e la geniale pensata di potersi rimangiare l’accordo con l’UE e rinviare, di sei mesi, a fine anno, le multe da pagare. Il tutto con aggravio per le casse dello Stato di cinque milioni di euro, ma soprattutto con un Paese che continua a perdere la faccia in Europa, non appena gli si offre un’occasione.
E l’occasione è stata la Finanziaria in corso di adozione, grazie ad un emendamento adottato in commissione Bilancio del Senato. Contro la Lega sono insorti un po’ tutti, a cominciare da larghi settori della maggioranza, dal ministro per le Politiche comunitarie al ministro dell’Agricoltura, Giancarlo Galan, che non ha esitato a minacciare le dimissioni. Ma non è mancato il rilancio muscoloso di un altro ministro «verde» che, senza rossore, ha dichiarato: «A noi stanno a cuore gli interessi dei nostri cittadini, non le diavolerie o le mistificazioni europee». Frase che meriterebbe un’approfondita esegesi, anche per capire che cosa il ministro intenda quando parla di «nostri cittadini»: se si tratti dei molti cittadini onesti – allevatori compresi – che hanno rispettato le regole o dei pochi, 76 per la precisione, che hanno dichiarato di non pagare le multe.
Che siano comportamenti fuori da ogni legalità   e senza pudore lo sta dicendo con l’opposizione anche grande parte della maggioranza. Con parole chiare lo ha dichiarato l’altro giorno la Commissione UE, annunciando che, se quell’infelice emendamento dovesse passare, «la Commissione sarebbe costretta ad avviare la procedura d’infrazione».
Una in più, insieme a tante altre che dicono quanto poco questa Italia sia ancora europea.

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