Europa: un promontorio dell’Asia?

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C’è, in questo semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, un gran via vai di Vertici ad alto livello, con Milano al centro del traffico, anche in vista di Expo 2015.

A pochi giorni da quello UE sull’occupazione, di cui abbiamo raccontato l’essenziale, la settimana scorsa è stato il turno di ASEM (Asia – Europe Meeting), con una cinquantina di posti a tavola: metà di leader asiatici e l’altra metà europei.

A guardare i numeri al tavolo, quelli della demografia e dell’economia in particolare, a qualcuno sarà venuta in mente la profezia dello scrittore francese Paul Valéry. “L’Europa diventerà quello che in realtà è, cioè un piccolo promontorio del continente asiatico”.

Molto fa pensare che su quella strada siamo avviati, soprattutto se l’UE non si riprende economicamente e non torna a essere un attore politico importante a livello internazionale. Tra le righe lo ha detto nel settembre scorso anche il Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy: “La crescita asiatica ha contribuito ad alimentare l’economia mondiale quando l’Europa lottava con la stabilità e deboli tassi di crescita. Nello stesso tempo l’Europa resta un mercato di esportazione essenziale per l’Asia…”.

Un’osservazione che invita a guardare più da vicino i numeri del nostro interscambio con l’Asia.

L’anno scorso Giappone, Cina e India hanno realizzato poco meno di cinquecento operazioni nell’UE, contribuendo alla creazione di quasi 25.000 posti di lavoro, numeri in costante crescita da raffrontare però con la distribuzione degli investimenti mondiali diretti: il 28% sono andati in Asia e solo il 20% in Europa, concentrati in Germania, Gran Bretagna, Francia, Olanda e Belgio. Migliore l’andamento delle esportazioni europee, pari a 1250 miliardi, un terzo dei commerci europei; il tutto bilanciato da un primato dell’Europa come destinazione del 28% delle esportazioni asiatiche nel resto del mondo, USA compresi.

Ma non di soli commerci vive il mondo, anche se è chiaro il reciproco interesse di Asia e UE all’intensificazione degli scambi. All’orizzonte si profilano problemi per la sicurezza dei nostri popoli. L’ha ricordato, sempre a settembre, Van Rompuy: “La nostra interdipendenza va ben oltre. La nostra sicurezza è in gioco. Dobbiamo affrontare sfide comuni, quali la lotta contro l’estremismo religioso e il terrorismo… Mentre ci preoccupiamo in Europa dei contenziosi marittimi e terrestri in Asia, i nostri partner asiatici sono inquieti per i conflitti ai nostri confini in Ucraina, in Siria o in Iraq o, più lontano, in Medio Oriente… La stabilità esige il rispetto del diritto internazionale, la cooperazione e il dialogo piuttosto che la volontà di supremazia”.

Si tratta di un messaggio ricco di sottintesi: in filigrana vi si scorgono i problemi tra Cina e Giappone e tra Cina e Tibet, tra l’Italia e l’India per la vicenda dei due marò, senza contare quelli originati dalle sanzioni dell’UE con la Russia, tornata attiva sul versante asiatico con il suo mega -contratto per l’energia con la Cina e con il tentativo, attualmente in fase critica, di creazione di un’Unione euro – asiatica. A Milano la Russia, con Vladimir Putin, è stata protagonista di un balletto di incontri con Angela Merkel, François Hollande e, naturalmente, il presidente ucraino Petro Poroshenko: sul tavolo i contenzioni territoriali e le prospettive di fornitura di energia all’Ucraina e all’Europa.

Molti altri messaggi sono giunti dal Vertice di Milano. Tra i tanti, uno non va sottovalutato: la prospettiva di sviluppo del dialogo tra le grandi regioni del mondo, un modo per superare la frammentazione delle relazioni bilaterali tra Stati, in una stagione di indebolimento delle organizzazioni internazionali come il WTO (Organizzazione mondiale del commercio) e l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite). È anche un segnale sulla validità del modello dell’Unione Europea, più apprezzato fuori dal nostro continente che non in casa nostra. Lo tengano a mente qui da noi quelli che vogliono sfasciare l’UE, cominciando dal tentativo suicida di uscire dall’euro.

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