Elezioni europee 2024, le manovre in corso

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Mancano ancora sei mesi alle elezioni del Parlamento europeo, a inizio giugno 2024, ma le grandi manovre politiche sono già cominciate, tanto a livello nazionale che a quello europeo, senza dimenticare il contesto internazionale nel quale si collocano.

Il 2024 sarà ancora l’anno delle guerre, oggi in corso in Ucraina e in Medioriente, ma avrà anche in agenda importanti consultazioni elettorali nel mondo cui saranno chiamati alle urne oltre 4 miliardi di persone: tra queste le elezioni a inizio anno a Taiwan, il piccolo Davide minacciato dal gigante Golia cinese; in Russia a marzo, lo scontato plebiscito per Putin; nella più grande “democrazia” del mondo, l’India; le elezioni presidenziali del novembre prossimo negli USA, con il rischio di vedere tornare  Donald Trump e quelle probabili nel Regno Unito dove è atteso il ritorno al potere dei laburisti.

Si tratta di un contesto da non dimenticare nel valutare il clima politico nell’Unione Europea e nei suoi Paesi membri, alcuni dei quali reduci nel 2023 da elezioni con esiti di diverso segno. 

È stato il caso a luglio della Spagna, con la conferma dei socialisti al governo; a settembre in Slovacchia con la vittoria del partito filo-russo di Fico; a ottobre in Polonia con la sconfitta della maggioranza reazionaria e euroscettica al potere da lunghi anni e, infine,  il recente clamoroso risultato nei Paesi bassi del partito eurofobico, anti-islamico e nazionalista di Geert Wilders. Quanto basta per disegnare una mappa politica dell’UE frammentata che peserà molto al momento di designare, la prossima estate, tre presidenze UE: quella del Parlamento europeo, della Commissione e del Consiglio europeo, mentre scadrà solo nel 2027 Christine Lagarde alla presidenza della Banca centrale europea.

A prendere sul serio i molti sondaggi, relativamente convergenti ad oggi, questo movimentato quadro politico non sembra modificare sensibilmente la composizione della futura maggioranza al Parlamento europeo: si prevede che succeda a se stessa, la “Maggioranza Ursula” della legislatura in chiusura, con la partecipazione del Partito popolare europeo, dei socialisti e dei liberali, anche se con equilibri diversi al proprio interno. Cresceranno anche le destre, forse più quelle estreme, ma senza raggiungere soglie destinate, come nei loro desideri, a stravolgere le maggioranze tradizionali al Parlamento europeo. 

Resta da capire come gli smottamenti politici nazionali si rifletteranno nella scelta dei futuri Vertici dell’UE dove, salvo la designazione della presidenza del Parlamento, le presidenze della Commissione e del Consiglio europeo sono prevalentemente nelle mani dei 27 governi nazionali che dovranno, sì tenere conto del voto europeo, ma senza vincoli giuridici, come dimostrato largamente in passato.

Collocare nella futura mappa parlamentare europea i partiti italiani non è, a destra, impresa facile. Mentre le forze di opposizione, insieme a Forza Italia, si posizioneranno nella maggioranza di centro-sinistra, come nel corso di questa legislatura, le due destre al governo sembrano destinate a divorziare in Europa, rischiando in casa di mettere in crisi il governo, come già avvenuto in passato.

È almeno improbabile che Fratelli d’Italia segua l’impresentabile aggregazione europea di estrema destra che sta cercando di promuovere la Lega, peraltro in probabile caduta di consensi, anche per non rimanere troppo tagliata fuori dai giochi di potere che contano ai Vertici dell’UE, pagando il prezzo di una marginalità politica che condannerebbe l’Italia a scendere in “terza fascia” rispetto alla prima del “motore franco-tedesco” e alla seconda di Paesi intermedi di orientamento europeista.

Come dire che l’Italia nelle prossime elezioni europee “gioca grosso”, con il rischio di indebolire l’Unione e di finire per contare poco o nulla a Bruxelles.   

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