Dopo il crollo del muro di Berlino, “Quo vadis, Europa”?

218

Il 9 novembre 1989 veniva abbattuto il Muro di Berlino, aprendo la strada all’unificazione tedesca del 1990 e, sotto la spinta di altri precedenti movimenti democratici nell’Europa dell’est (come quello di Solidarnosc nel 1980),  contribuendo alla dissoluzione dell’Unione sovietica nel 1991. Non fu la fine della storia, come scrisse precipitosamente il saggista americano Francis Fukuyama, in un libro dallo stesso titolo, ma l’inizio di una nuova storia per l’Europa e il resto del mondo. 

Nel mondo segnò, almeno provvisoriamente, la fine della guerra fredda tra i due blocchi che dal dopoguerra ad allora si erano contesi un’egemonia politica e militare; in Europa consentì a molti Paesi di ritrovare indipendenza e libertà, alla Jugoslavia di auto-distruggersi e obbligò l’Unione Europea a rivedere i suoi orizzonti futuri, tanto territoriali che istituzionali.

Alla revisione dei suoi orizzonti istituzionali l’UE mise mano rapidamente, con l’adozione del Trattato di Maastricht del 1991, la creazione dell’euro e lavorando a preparare il “grande allargamento” a est e a sud dei primi anni 2000. 

Contribuì alla rivisitazione del progetto europeo, in quella movimentata stagione, l’irruzione nella storia occidentale dell’islamismo radicale, manifestatosi con l’attentato alle Torri gemelle a New York nel 2001, con il seguito di sciagurati conflitti alimentati in Medioriente. 

Fu anche l’occasione per mettere in cantiere un tentativo di dotare l’UE di un progetto di Costituzione che, adottato a fine 2004, venne affondato nel 2005 dai referendum francese e olandese. Fu anche il segnale che la nuova storia, avviata dopo la caduta del Muro, stentava a trovare una strada condivisa tra i quindici Paesi che componevano l’UE alla fine del secolo e che avrebbe stentato ancora di più a camminare insieme quando, nel 2013, saremmo stati in un’Unione a ventotto.

Inevitabilmente il bilancio di questi trent’anni è segnato da luci ed ombre. Sono sicuramente luci la ritrovata indipendenza e libertà dei Paesi dell’Europa centrale ed orientale che hanno aderito all’Unione, insieme con il loro accresciuto benessere raggiunto a partire da situazioni economiche disastrate. 

Sono ombre i ritardi che accusa l’Unione nella sua coesione interna, aggravata da spinte populiste e sovraniste, diffuse ampiamente nell’UE, che ne rendono fragile la vita democratica, con derive particolarmente inquietanti nei Paesi di recente adesione, come nel caso di Ungheria e Polonia e nelle regioni orientali della stessa Germania unificata.

A rendere ancora più problematico il quadro complessivo si sono aggiunti i grandi cambiamenti intervenuti nel mondo in questi ultimi trent’anni: fin da subito l’incendio nei Balcani, non ancora del tutto spento ad oggi; la moltiplicazione dei conflitti in Medioriente, l’involuzione autoritaria della Turchia, le turbolenze nel resto dell’area mediterranea, l’ingresso massiccio sulla scena mondiale di nuove potenze emergenti come la Cina e l’India, il ritorno nella contesa geopolitica della Russia e l’irruzione del populismo fintamente isolazionista di Donald Trump, il presidente che entra a piedi giunti nella vicenda di Brexit e invita l’Italia a uscire dall’UE.

Hanno complicato ulteriormente il quadro un decennio di grave crisi economica e sociale e la vicenda di Brexit, un tormento non solo per il Regno Unito, ma anche per il resto dell’Unione che, dopo essersi allargata a tredici nuovi Paesi nel 2000, ne perderà probabilmente uno di prima importanza, il Regno unito, nei prossimi giorni.

Non stupisce che, dentro questi sconvolgimenti, l’UE abbia provato difficoltà a trovare una nuova strada verso il futuro: dove andrà domani resta un interrogativo aperto. Un “quo vadis, Europa?” che si spera trovi risposta nel rilancio del suo progetto originario, quello nato settant’anni fa per consolidare la pace e difendere i valori della giustizia e della solidarietà. Ce n’è più bisogno che mai. 

Approfondiremo questi temi nel corso del periodico incontro promosso da APICE – Associazione per l’Incontro delle Culture in Europa, e EUROPE DIRECT CUNEO, in collaborazione con LA GUIDA, il martedì 12 novembre, alle 18.30, nella sala di via Bono 5.

L’evento è parte del ciclo di appuntamenti “Cinque giornate per l’Europa” che vede APICE e EDIC CUNEO promuovere in diverse città della Provincia di Cuneo eventi dedicati all’Unione europea e alle tematiche ad essa inerenti. Sono benvenuti tutti i cittadini d’Europa di ogni nazionalità, opinione e colore.

Diffondi l’evento su facebook

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here