Donne al timone: Moldavia e Tunisia

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Le turbolenze estive che hanno scosso la comunità internazionale, in particolare in Afghanistan e nei rapporti fra le grandi potenze,  hanno lasciato in ombra interessanti sviluppi in due piccoli ma geopoliticamente importanti Paesi ai confini dell’Europa.

In primo luogo, le elezioni parlamentari che si sono tenute in Moldavia il 12 luglio scorso e che hanno segnato la netta vittoria del Partito di Azione e Solidarietà (PAS), con il 52,6% dei voti e 63 seggi su 101 al Parlamento. Si conferma così la fiducia in quel Partito europeista che aveva portato, nel novembre scorso, all’elezione di Maia Sandu alla Presidenza del Paese e, ad inizio agosto di quest’anno, alla formazione di un Governo e alla designazione di un’altra donna come Primo Ministro, Natalia Gavrilita. Una situazione che dovrebbe conferire significativi spazi di manovra per il programma e le riforme previste dal nuovo Governo.

Due donne quindi al timone di un Paese che ha ottenuto, per la prima volta nella sua storia di ex Repubblica sovietica indipendente, una maggioranza parlamentare che guarda all’Europa, ai suoi valori e alle sue Istituzioni. Le sfide tuttavia non sono da poco : la Moldavia, Paese di 3,5 milioni di abitanti,  racchiuso tra Romania e Ucraina, è uno dei Paesi più poveri d’ Europa. Le riforme riguardano soprattutto la lotta alla corruzione, problema molto sentito fra la popolazione e la riforma della giustizia, una riforma volta a garantire l’indipendenza della magistratura e lo stato di diritto. 

Non solo, ma un nodo importante da sciogliere riguarderà il rapporto con la Russia e la situazione nella repubblica separatista della Transnistria, dove la presenza delle truppe russe  garantisce la “sovranità”. Due mondi all’interno dello stesso Paese, con gli occhi puntati in direzioni opposte e che non mancheranno di alimentare tensioni e inquietudini al di là dei loro confini. 

In secondo luogo è a sud dell’Europa, in Tunisia, che un’altra donna è stata nominata primo ministro, Najla Bouden, una prima assoluta per questo piccolo Paese arabo di 11 milioni di abitanti che tenta con difficoltà, dopo la rivoluzione dei gelsomini del 2011, di continuare sulla strada della democrazia. Una nomina che interviene in uno dei periodi più difficili della sua recente storia, fatto di gravi difficoltà economiche e sociali, di mancanza di risposte adeguate ad una popolazione vulnerabile, dove la disoccupazione giovanile è salita al 40%  comprendendo numerosi laureati e, più recentemente, di gestione inadeguata della situazione sanitaria. Un periodo in cui il conflitto fra le parti politiche e la corruzione sono arrivati a inquietanti livelli di guardia : a fine luglio infatti il presidente Kais Saied ha sospeso il Parlamento e sciolto il Governo, assumendo di fatto i pieni poteri. Una situazione che lo stesso Presidente ha giustificato come una “misura eccezionale”, ma che il 24 agosto scorso ha prorogato “fino a nuovo avviso”. 
E’ in questo contesto che Najla Bouden è chiamata a formare un Governo, sotto la stretta sorveglianza di un Presidente dai pieni poteri e un Parlamento ancora sospeso. Una missione quasi impossibile. 

Ai confini orientali e meridionali dell’Europa si incrociano quindi nuove e delicate prospettive e sfide politiche, dove protagoniste, nelle difficoltà, sono donne. 

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