Diario di guerra – 15: Mani tese fra Cina e Russia

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Mentre continua la guerra in Ucraina,  con inattesi risvolti militari in favore di Kiev ma anche con il suo continuo carico di distruzioni e di incertezze strategiche sul futuro, il mondo cammina verso nuovi e ancora incerti scenari internazionali.

Al riguardo, il settimo vertice economico orientale che si è tenuto a Vladivostok dal 5 al 7 settembre scorso, nell’Estremo Oriente della Russia, aveva come obiettivo di rafforzare la cooperazione economica di Mosca con i Paesi asiatici e non solo. È stato inoltre una nuova occasione per Vladimir Putin di tracciare e presentare la sua visione di un futuro nuovo ordine mondiale. Il Presidente russo ha descritto così la visione di un mondo multipolare, senza influenza dell’Occidente e, per quanto riguarda la Russia, di un futuro legato all’Asia e più specificatamente alla regione dell’Asia Pacifico, nuovo centro di crescita economica e tecnologica a livello mondiale.

Con questa introduzione, carica di messaggi forti e di accuse nei confronti dell’Occidente, Vladimir Putin si è rivolto ai numerosi partecipanti asiatici, e non solo, primo fra i quali il rappresentante della Cina. Un’occasione per dimostrare al mondo intero che la Russia non è isolata, che la sua economia non ha subito danni e che tutte le responsabilità dei problemi economici, energetici, alimentari in corso sono responsabilità diretta delle sanzioni occidentali, rovesciando in tal modo la logica dell’aggressione russa all’Ucraina. Non solo, ma Putin ha insistito anche sul fatto che le sanzioni minacciano il mondo intero, facendo leva sull’idea che la stragrande maggioranza dei Paesi dell’Asia Pacifico rifiuta la logica delle sanzioni occidentali.

Se al forum di Vladivostok, oltre alla Cina, erano presenti Paesi come India, Vietnam, Malesia, Birmania, Armenia e Mongolia, non bisogna dimenticare che nel giugno scorso Vladimir Putin aveva lanciato anche ai Paesi detti BRICS (oltre alla Russia e alla Cina, ne fanno parte il Brasile, l’India e il Sud Africa) l’invito a rafforzare la cooperazione non solo per far fronte alle sanzioni occidentali ma anche e soprattutto per perseguire la costituzione di quel nuovo ordine mondiale che si sta delineando nei pensieri strategici di Putin. Pensieri che sembrano ben lontani da quella guerra che ha scatenato nel cuore dell’Europa.

In questo contesto appare di particolare interesse la posizione della Cina al vertice della Shanghai Cooperation Organization (Sco) a Samarcanda, in Uzbekistan il 15 settembre. Un’occasione per un incontro diretto fra Putin e Xi Jinping, in un momento in cui il Presidente cinese è in attesa, fra un mese, di un terzo mandato presidenziale da parte del congresso del Partito comunista cinese, è impegnato nel faraonico progetto della nuova via della seta, deve affrontare il problema di Taiwan e gestire il rapporto conflittuale con gli Stati Uniti. 

Il vertice di Samarcanda ha come obiettivo di riunire le maggiori economie emergenti del Pianeta, i Paesi BRICS in particolare, ma anche Paesi come il Pakistan e l’Iran e definire una cooperazione economica e commerciale rafforzata. Obiettivo più strategico per Xi Jinping sembra tuttavia quello di unire Paesi attraverso un interesse comune e condiviso, in opposizione ai conflittuali rapporti con il mondo occidentale e con la prospettiva di costruire una nuova architettura di sicurezza mondiale.

La prospettiva aperta non è da poco, se si pensa che i Paesi che saranno presenti a Samarcanda e ai quali si rivolgono Russia e Cina, pur con strategie diverse, rappresentano quasi metà della popolazione globale.

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