Crescono le difese dell’Unione contro i flussi migratori

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Viviamo, senza ombra di dubbio, un periodo tormentato, segnato in particolare dalle violenze di due guerre a noi vicine e di tante altre di cui sentiamo solo gli echi, da popolazioni che si spostano alla ricerca di pace e futuro, dalle tante incertezze che sta generando un mondo in pieno cambiamento e senza controllo. Un vortice di incognite sulle quali costruire un “futuro mondo migliore”.

in questo scenario l’Unione Europea e alcuni Stati membri, Italia in prima fila, si orientano sempre più a delegare il controllo e la gestione dei flussi migratori ai Paesi situati sull’altra sponda del Mediterraneo. 

Il primo di questi accordi, firmato con la Turchia nel 2016, con un finanziamento UE iniziale di 6 miliardi di Euro, aveva come obiettivo principale di far fronte all’esodo massiccio di siriani in fuga dalla guerra nel loro Paese, di trattenere il maggior numero possibile di rifugiati in Turchia e sbarrare la rotta dei Balcani. Un accordo che aveva sollevato molte inquietudini fra i cittadini europei, preoccupati non solo per l’orientamento che stava prendendo la politica migratoria dell’UE, ma anche per il rispetto, da parte della Turchia, dei diritti fondamentali dei rifugiati e delle loro condizioni di vita. Al riguardo, l’unico merito di questo accordo consisteva nel prevedere fondi sufficienti per l’accoglienza e l’assistenza dei profughi sul territorio turco. 

Un aspetto quest’ultimo che non si riflette più negli accordi simili conclusi in seguito, concentrati essenzialmente sugli aspetti di sicurezza dell’Unione, anche se racchiusi in pomposi accordi di “partenariati strategici e globali” e di “cooperazione economica ed energetica”.

È il caso infatti dell’accordo concluso con la Libia nel 2020 e prorogato fino a marzo 2025. Pochi milioni di Euro per formare la Guardia costiera libica a intercettare e rimandare indietro i migranti, con tutti i maltrattamenti e le violenze che conosciamo.  Un Paese, la Libia, che vive nel caos dal 2011, diviso e dominato da due amministrazioni rivali, sostenute ciascuna da milizie e truppe armate nonché da diversi attori stranieri in opposizione fra loro. 

La corsa dell’Unione a firmare accordi si è accelerata in questi ultimi mesi che precedono le elezioni europee. Ultimo accordo firmato, nel luglio scorso, è quello con la Tunisia, un “partenariato strategico” in cui l’Unione si impegna principalmente migliorare la situazione economica del Paese. Un accordo che prevede un finanziamento di 250 milioni di Euro per la gestione delle migrazioni e delle frontiere, ad impedire le partenze dei migranti via mare e a lottare contro il traffico di esseri umani. Una gestione affidata ad un Presidente dittatore e ad un Paese che ha dimostrato ben poca sensibilità alla sorte e alla vita dei migranti.

Dopo la Tunisia, la lista di ulteriori accordi con altri Paesi si allunga costantemente. Il prossimo sarà con l’ Egitto, Paese con il quale la Commissione europea intende firmare un accordo simile a quello della Tunisia. L’Egitto è un Paese di sensibile importanza strategica, soprattutto in questo momento in cui è attore di mediazione nel conflitto israelo-palestinese. E dopo l’Egitto sarà il turno della Mauritania, Paese di partenza dei migranti verso le Isole Canarie, nuova e recente destinazione di immigrazione in Europa attraverso la Spagna.

Infine, più vicino alle frontiere orientali dell’Unione, l’accordo tra Italia e Albania, volto ad esternalizzare il trattamento delle richieste d’asilo dei migranti soccorsi in mare dalle autorità italiane. Un accordo accolto non senza inquietudini dall’UE. 

Questa è quindi la strategia europea per fermare le migrazioni, una strategia di grande miopia politica, di pericolosi accordi con Paesi che non danno garanzie di rispetto dei diritti umani e di muri virtuali che circondano le nostre frontiere. Accordi inoltre negoziati e avvolti da grande opacità, in cui i cittadini europei hanno poco margine di informazione e poco sanno sul rispetto di questi accordi del diritto d’asilo e del diritto internazionale.

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