Bruxelles incoraggia le riforme in Italia

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In autunno la Commissione europea aveva esaminato la legge di bilancio italiana e non si era del tutto convinta che rispondesse alla necessità di riportare in ordine i conti pubblici italiani e aveva rinviato la sua decisione a una sorta di esame di riparazione a febbraio.

Mercoledì scorso un nuovo esame ha dato un esito relativamente favorevole all’Italia, evitandole una procedura di infrazione per deficit eccessivo, pur mantenendo un monitoraggio costante e indicando i punti caldi della sorveglianza europea.

Tra gli esaminandi l’Italia non era sola. Le facevano compagnia altri Paesi, dalla Francia al Belgio, dal Portogallo alla Romania fino, addirittura, alla Germania. Dall’esame, per una volta, non tutti ne sono usciti bene come l’Italia. Non la Francia, il cui deficit sul PIL è al 4,4% (la soglia è quella del 3%, rispettato dall’Italia) e avrà due anni di tempo per mettersi in regola; non Portogallo e Romania, che sono stati oggetto di procedure per infrazione e nemmeno la Germania, bacchettata per gli squilibri della sua bilancia commerciale e la sua scarsa disponibilità agli investimenti.

Per non cedere alla consolazione del “mal comune mezzo gaudio”, vediamo più da vicino la pagella dell’Italia e che cosa contenga la “sufficienza” ottenuta insieme con il coimputato Belgio.

In entrambi i casi, grazie a valutazioni più flessibili – e più “politiche” – che non in passato, fa premio agli occhi della Commissione il cantiere delle riforme in cui i due Paesi sono impegnati.

Per l’Italia, quello che maggiormente sembra aver motivato il parere favorevole della Commissione è stata la riforma del mercato del lavoro che “introduce cambiamenti decisivi, tali da migliorare la riallocazione del lavoro… e promuovere una occupazione a tempo indeterminato più stabile”.

Resta il monitoraggio permanente sulle altre riforme, istituzionali e no, dalle quali, come ha confermato anche l’OCSE qualche giorno fa, dovrebbero derivare nel tempo anche consistenti benefici per l’Italia e i suoi conti pubblici. E di questo ci sarà un gran bisogno per affrontare il buco nero del debito italiano, oggi ad oltre 2mila cento miliardi di euro, denunciato con vigore dalla stessa Commissione.

I patti con l’UE prevedono per questo debito una riduzione annuale, per vent’anni, pari allo 0,5% della parte che eccede la soglia convenuta del 60% sul PIL e che oggi si tradurrebbe per l’Italia in un insostenibile salasso annuale di circa 50 miliardi di euro. Tenuto conto dell’andamento negativo dell’economia italiana in questi ultimi anni, quello 0,5% è stato provvisoriamente dimezzato, ma l’impegno alla riduzione resta e si spera che la ripresa della crescita, della quale si intravedono alcuni primi timidi segnali, possa aiutare l’Italia a scalare la montagna del debito.

Da Bruxelles arriva per l’Italia un pressante incoraggiamento a continuare sulla via delle riforme insieme con un miglioramento del tasso di credibilità per il nostro governo, che incassa anche il lavoro fatto sotto traccia nell’UE, prima nel corso del semestre di presidenza italiana, sul tema della crescita e della flessibilità e, nei giorni scorsi, per il suo lavoro di “facilitatore” nella ricerca di un compromesso nella vicenda greca, aiutando con discrezione Alexis Tsipras senza troppo contrariare Angela Merkel. Un piccolo capolavoro politico che ha influito non poco sul voto favorevole all’Italia.

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