Brexit, un’occasione per l’UE

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“Andare CONTROMANO è rischioso, ma si vede la gente in faccia”

Chi ha ancora voglia di sentire parlare di Brexit? 
Almeno questa virtù va riconosciuta all’Unione Europea, quella di una pazienza infinita. Quella mostrata fin dal lontano 1973 quando l’isola di Sua Maestà ha faticosamente attraversato la Manica senza tuttavia riuscire a sbarcare per intero sul continente. 
Da allora è stato un permanente tira e molla, esercizio in cui si è illustrata in particolare Margaret Thatcher, la “Lady di ferro” al cui confronto Theresa May fa la figura di una tenera persona di pezza, alla quale va tutta la nostra simpatia, insieme con tanti auguri per il suo problematico futuro.
Se alla fine, e magari presto, il Regno Unito tornerà nella sua casa, che non ha mai veramente lasciato, non sarà la fine del mondo e nemmeno dell’Unione Europea.
Non che l’evento lasci indifferenti: un pò perchè è una vicenda inedita per l’UE, dove fino a ieri pensavamo fosse difficile (magari non sempre) entrare, ma soprattutto impossibile uscire. Per la verità non ci sbagliavamo di molto, come a questo punto dovrebbe finalmente aver capito anche la signora May.
Senza contare che Brexit non lascia indifferenti anche per la scossa che dà – e speriamo dia – a un’Unione stremata da tensioni e divisioni da affrontare con più coraggio di quanto si sia fatto finora.
Sarebbe importante lo capissero i cittadini/elettori cogliendo l’occasione della prossima consultazione elettorale per il Parlamento europeo, il 26 maggio prossimo.
Quel giorno voteremo non soltanto per formare l’Assemblea di Strasburgo, ma anche per orientare il ricambio completo di tutti i Vertici delle Istituzioni europee, dalla Commissione al Consiglio europeo fino, anche se più indirettamente, alla Banca centrale europea.
Un’occasione che non si ripresenterà fino al 2024, quando potrebbe essere tardi per mettere al sicuro coesione, pace e futuro di questo continente, reduce da tragedie che sono in troppi a dimenticare.

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