Allarmi ONU per la povertà nel mondo

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Nel giro di pochi giorni, l’ONU ha presentato due rapporti sulla povertà nel mondo che tirano un serio campanello d’allarme per il futuro di buona parte della popolazione mondiale.
E’ infatti del 25 giugno scorso il rapporto presentato da Philip Alston, Relatore speciale dell’ONU sull’estrema povertà, che mette in evidenza la relazione fra povertà, cambiamenti climatici e diritti fondamentali. Le conclusioni delineano uno scenario dagli aspetti a dir poco inquietanti e l’avvertimento centrale è che “i cambiamenti climatici potrebbero condurre oltre 120 milioni di persone in più in povertà entro il 2030”. Corredato di statistiche e dei risultati delle più recenti ricerche scientifiche, il rapporto conferma una drammatica prospettiva ormai sempre più vicina, usando un’espressione carica di significati: “apartheid climatico”. I poveri del mondo rischiano infatti di essere colpiti molto più duramente dall’aumento delle temperature, dalla potenziale penuria di cibo e dai conflitti che potrebbero accompagnare tali cambiamenti. Non solo, ma anche i diritti fondamentali verranno messi in forse : il diritto alla salute, alla vita, a un alloggio sicuro e all’acqua potabile sono tutti diritti che concorrono alla stabilità e al mantenimento della democrazia.
Il rapporto prevede inoltre che i Paesi in via di sviluppo subiranno in modo più consistente i costi del cambiamento climatico, vale a dire il 75% dei costi, malgrado il fatto che la metà più povera della popolazione produca solo il 10% delle emissioni di CO2, con il rischio di annullare in tal modo gli ultimi 50 anni di progressi nella lotta contro la povertà.

Il link al rapporto

Il secondo rapporto dell’ONU, redatto in collaborazione con l’OPHI (Oxford Poverty and Human Development Initiative) è stato presentato il 12 luglio scorso e porta sulla situazione della povertà multidimensionale nel 2019 (2019 global Multidimensional Poverty Index – MPI).
Si tratta di un’indagine, svolta in 101 Paesi, di cui 31 a basso reddito, 68 a reddito medio e 2 a reddito elevato che copre il 76% della popolazione mondiale. Il rapporto indica che circa 1,3 miliardi di persone sono «multidimensionalmente povere» e che la maggior parte di esse sono bambini. Le aree geografiche più colpite sono l’Africa e l’Asia del Sud.
Gli indicatori multidimensionali di povertà utilizzati non si limitano al reddito, ma tengono in considerazione vari aspetti delle condizioni di vita della popolazione, in particolare la salute, l’istruzione e il benessere famigliare. La salute comporta indicatori quali la mortalità infantile e la nutrizione; l’educazione verifica la frequenza scolastica e gli anni di studio, mentre il benessere famigliare prende in considerazione l’accesso all’acqua potabile, all’alloggio, all’elettricità, ai servizi igienici e sanitari, ecc.
Anche questo rapporto dimostra le crescenti disuguaglianze all’interno dei Paesi esaminati. La povertà sta crescendo nel mondo, rendendo sempre più irraggiungibile l’Obiettivo n.1 dell’Agenda ONU per il 2030: «Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo».

Il link al Rapporto

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