Donne d’Europa in campo

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Tre eventi, molto diversi tra loro,sembrano convergere nelle stesse ore per mandare all’Europa un messaggio che dovrebbe fare riflettere. 
Le tre notizie arrivate insieme a fine settimana scorsa hanno i nomi di tre donne: Stéphanie Frappart, Kristalina Georgieva e Ursula von der Leyen: già molto conosciuta al grande pubblico l’ultima, molto meno le altre due. Giusto quindi cominciare da loro.
La signora Frappart, francese, è appena stata designata per arbitrare la Supercoppa europea di calcio nell’incontro a Istanbul del 14 agosto, la prima volta per una donna ai massimi livelli di uno sport fino a ieri gelosamente maschile.
La signora Georgieva, bulgara, attualmente direttore generale della Banca mondiale ed ex-commissaria UE, l’ha spuntata su un concorrente maschile non privo di ambizioni come Jeroen Dijesselboem, olandese e arrogante ex-presidente dell’eurogruppo, per guidare il Fondo monetario internazionale, in sostituzione di Christine Lagarde, destinata a succedere a Mario Draghi alla testa della Banca centrale europea.
Della signora Ursula von der Leyen (VDL) sappiamo: da poco eletta presidente della Commissione europea, con una maggioranza risicata e l’ostilità di molti, tra i quali spicca l’opposizione “maschia” di Matteo Salvini.
Ciascuna di queste tre donne sono chiamate, in tre campi da gioco diversi, ad arbitrare partite difficili, alcune con impatti rilevanti sulla nostra vita quotidiana. Non tanto per gli esiti di una partita di calcio (con tanti auguri per Stéphanie Frappart alle prese con maschi scatenati) quanto piuttosto per quelle che, nei mesi e anni prossimi, si giocheranno per i nuovi equilibri mondiali.
Kristalina Georgieva dovrà vedersela nel Fondo monetario internazionale con la contesa tra vecchie e nuove potenze economiche, senza dimenticare quel “mondo di mezzo” di Paesi che continuiamo a fingere in via di sviluppo e rispetto al quale le differenze continuano a crescere vistosamente.
Compito non facile spetta alla presidente VDL, chiamata ad arbitrare tra gli interessi di 28 (forse domani 27) Paesi UE, stretta tra una frammentata maggioranza “europeista “ in Parlamento e un’ampia maggioranza di governi sempre con il piede sul freno quando si tratta di far progredire il progetto di integrazione europea.
Di queste difficili partite VDL ha già potuto assaggiare il sapore non proprio gradevole in queste prime settimane del suo pre-mandato, quasi un allenamento prima discendere ufficialmente in campo i prossimo 1° novembre. Come già le è capitato l’altro giorno a Roma, in una delle tre date in coincidenza, nell’incontro con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
L’incontro doveva ufficialmente essere l’occasione per uno scambio di valutazioni sulle future politiche UE, ma anche per concordare la candidatura italiana nel collegio della futura Commissione europea. Non banali le dichiarazioni sull’ordine del giorno ufficiale, in particolare sul tema della solidarietà da declinare con reciprocità e sull’esigenza di trovare una soluzione alla pressione migratoria per Paesi particolarmente esposti, come quelli dell’area mediterranea.
Scontati purtroppo gli esiti sulla candidatura italiana per la Commissione europea, il futuro “governo “ dell’Unione: ancora nessuna proposta da parte del governo italiano, mentre la partita sta per entrare in “zona Cesarini”, quando il tempo regolamentare sta per scadere.
La ragione, si fa per dire, è nota: non c’è accordo nel governo, non solo su chi candidare ma nemmeno su chi candida. A rigor di regole toccherebbe candidare al presidente del Consiglio, se solo ci fosse un governo appena normale e un Premier che lo guida e non una diarchia verde-gialla sbilanciata che non riesce a mettersi d’accordo su niente o quasi. E così finisce che a dare una mano all’”Avvocato d’Italia” arriva la “Arbitra d’Europa”, venuta ad  aiutare a cercare con pazienza un profilo, magari femminile, che metta d’accordo i contendenti a Roma e salvi la faccia dell’Italia, quella che di questi tempi Salvini è l’ultimo a poter salvare.

Ps. Non fa parte del “tridente femminile europeo” evocato sopra, ma nella lista potrebbe presto figurare una signora rumena, Laura Koesevi, probabile futura guida dell’anti-frode europea, chiamata ad arbitrare conflitti in corso da tempo con l’Italia. Magari sarebbe il caso che Salvini avvertisse i suoi amici frodatori delle quote latte.

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