Agenda Europea delle migrazioni: il punto

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L’Agenda Europea delle Migrazioni, i cui quattro pilastri sono stati così presentati dalla Commissione Europea lo scorso 5 maggio è  stata oggetto di dibattito nell’Aula parlamentare, alla presenza dei commissari Timmermans (primo vicepresidente) e Avramopoulos (Migrazioni).
Da più parti è stata ricordata l’esistenza di un dibattito interno agli stessi schieramenti parlamentari, come ha affermato il popolare Manfred Weber; ma è stata anche sottolineata la natura «storica» di un’occasione eh si presenta «per dimostrare che l’Europa può funzionare» come ha detto il capogruppo di Sinistra & Democrazia Gianni Pittella.
Il leader dei liberali Guy Verhofstadt ha espresso apprezzamento per «l’assunzione di responsabilità» da parte della Commissione, sottolineando il differente atteggiamento del Consiglio e degli Stati membri che «ufficialmente dicono di essere a favore della solidarietà ma non ne sostengono i meccanismi».
Anche secondo i Verdi, a nome dei quali ha parlato Judith Sargentini, è «lodevole» la proposta della Commissione e «deplorevole» il fatto che in sede di Consiglio l’unico approccio capace di raccogliere consenso è quello del rafforzamento del controllo alle frontiere.
Rispondendo alle istanze emerse dal dibattito il primo vicepresidente della Commissione Frans Timmermans ha ribadito i tratti essenziali della proposta della Commissione:

  • Ridurre gli incentivi alla migrazione irregolari attraverso il rafforzamento della collaborazione con i Paesi terzi.
  • Gestire le frontiere: salvare vite umane e rendere sicure le frontiere esterne con un ruolo più forte di Frontex.
  • Onorare il dovere morale di proteggere: una politica comune europea di asilo forte
  • Una nuova politica di migrazione legale (ridefinizione della Carta blu e delle politiche di integrazione).

Il 27 maggio prossimo l’Agenda verrà dettagliata e corredata con un Piano di azione contro l’immigrazione illegale, con il rafforzamento di Frontex e con alcune indicazioni sulla destinazione delle persone recentemente arrivate sulle coste UE.
Intanto gli Stati UE cominciano a posizionarsi chiedendo (come fa la Spagna) che il tasso di disoccupazione venga preso in maggiore considerazione quando si decidono le quote o sottolineando (Francia) il contributo preminente dato all’accoglienza dei profughi siriani o, ancora, esprimendo un rifiuto più marcato (Polonia, Ungheria, Lettonia, Repubblica Ceca, Regno Unito).
Tutte queste contrarietà potrebbero impedire il raggiungimento della maggioranza qualificata, mentre si profila all’orizzonte anche una posizione comune “franco-tedesca” rispetto alla quale la cancelliera tedesca Angela Merkel si è detta «ottimista nel breve periodo».
Si smarca da quest’orientamento l’Italia, con i primo ministro che si dice pronto a recuperare i corpi delle vittime dell’ultimo naufragio e invita «coloro che fanno finta di non vedere» a «smettere di guardare altrove».

Scheda tematica a cura di Marina Marchisio

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