E’ vecchia la nuova mappa dell’Unione Europea

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La storia, si sa, è tenace; la memoria un po’ meno e vale la pena provare a rinfrescarla. Per esempio guardando da vicino la mappa politica dell’Unione Europea come è andata configurandosi nei suoi quasi settantacinque anni di vita, dai primi anni ‘50 fino a quella riproposta nel Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo della settimana scorsa.

La mappa dei sei Paesi fondatori vedeva già allora prevalere, almeno per numero, i Paesi del centro-nord dell’Europa occidentale: da una parte Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo, dall’altra Francia e Italia, i primi relativamente coesi tra di loro, meno i due litigiosi cugini a sud.

Il primo allargamento del 1973, con l’arrivo di Regno Unito, Irlanda e Danimarca, andava a rafforzare l’area settentrionale della Comunità europea che non sarebbe stata riequilibrata  dall’arrivo da sud, negli anni ‘80, di Grecia, Spagna e Portogallo. Né la situazione sarebbe migliorata per la fascia meridionale del continente dopo l’unificazione tedesca del 1990 con l’adesione di Austria, Finlandia e Svezia, Paesi che avrebbero spostato il baricentro dell’Unione Europea ancora più a nord.

E poi è arrivata la svolta del grande allargamento verso est del primo decennio di questo secolo, modificando la mappa sul versante orientale dell’UE, con una prevalenza di nuovi Stati membri a nord, nonostante la secessione britannica nel 2020.

E’ provvisoriamente questa la carta geografica dell’UE oggi, in attesa di futuri allargamenti che non annunciano un rafforzamento dell’area meridionale del continente, ma piuttosto quella settentrionale.

Questa la storia da ricordare per provare a disegnare, su questa nuova mappa, alleanze e tensioni quali si ripropongono oggi e che, senza troppo discostarsi dal passato, disegnano una croce di faglie all’origine di sciami sismici politici che si manifestano regolarmente, come ancora nel citato Consiglio europeo.

Il braccio verticale della croce traccia la linea delle tensioni più recenti tra i Paesi occidentali della vecchia Comunità europea e quelli orientali della nuova Unione; il braccio orizzontale la faglia di tensioni antiche, per cultura e disparità di condizioni economiche e finanziarie, tra i Paesi del centro-nord e quelli della fascia mediterranea.

A ben guardare è, grosso modo, la mappa politica disegnata dall’ultimo Vertice UE, nell’affrontare la politica ambientale europea, il problema dell’energia e l’aspra contesa sul bilancio comunitario 2028-2034 e forse, in prospettiva, anche il nodo della futura – e lontana – politica di sicurezza e difesa comune. Da una parte i Paesi “frugali” del rigore finanziario, e della miopia politica; dall’altra, i Paesi “cicala” in cerca di flessibilità e di navigazione politica a vista.

E ancora, da una parte Paesi nel nord sotto la pressione della minaccia russa; dall’altra Paesi del sud, esposti alla pressione migratoria e a rischio di isolamento commerciale per la guerra in Medio-oriente.

Ha colpito l’altro giorno a Bruxelles, per le sue alleanze, la posizione singolare dell’Italia: con la Grecia, per una maggiore flessibilità sulle regole di bilancio; con la Romania e gli “amici della coesione”, per rafforzare le politiche di coesione nel futuro bilancio UE e con i Paesi dell’est, per chiedere un allentamento della politica ambientale. A riprova che Giorgia Meloni non sembra aver  tratto la lezione dalla sua fallimentare alleanza in passato con l’Ungheria di Orban, per non parlare della sua vicinanza a Trump. A fronte di queste infelici alleanze, in quattro anni di governo,  poca o nessuna intesa importante con Germania e Francia che, nonostante le rispettive crisi politiche, restano due Paesi trainanti nell’UE, senza dimenticare l’ostilità mostrata con la Spagna.

Sono stati in molti a interrogarsi su queste alleanze “a perdere”, dimenticando che nel gran gioco della politica sarebbe di buona regola, e comunque meglio, “essere gli ultimi dei primi, piuttosto che i primi degli ultimi”.     

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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