In poche ore, sono morti due politici cuneesi che hanno lasciato il segno: Emma Bonino e Raffaele Costa. Si conoscevano e per alcune cose si stimavano, e occasionalmente si frequentavano. Lei radicale, lui liberale. Politicamente cresciuti all’ombra di Einaudi. L’ex Ministro Monregalese durante un’intervista raccontò: “Ero andato a trovare Emma a casa sua. A Roma. Una cena informale, dove si parlava del partito radicale e delle azioni che stavano intraprendendo. Al momento di uscire, mi diede il sacchetto dei rifiuti, dicendo ‘mentre esci puoi portare via la spazzatura?’. C’era la scorta. Io ero vestito da ministro, imbarazzato obbedii con un sorriso”.
Costa era un Politico che sapeva mantenere il contatto con gli elettori, con i colleghi, con i giornalisti. Non c’era settimana che non ricevessi due righe, una telefonata o anche lettere in cui si complimentava o si lamentava per qualcosa che avevamo scritto. Come quando feci pubblicare la foto di un incidente della sua auto blu sulle Langhe monregalesi. Pubblicista, negli anni 70 e 80, dirigeva un giornale, Il Duemila, sul quale avviava le campagne politiche nazionali come quella sulla sanità, sui tagli alle spese dei politici, sulla sicurezza stradale. Quando nel ’78 iniziai a scrivere come Corrispondente mi salutò con un articoletto dove diceva: “Gianni Martini è passato dallo scrivere sui muri del liceo allo scrivere sulla Stampa… Auguri”.
Ricordo le sue battaglie per ottenere il raddoppio della Torino-Savona, quella per l’ospedale di Mondovì e per la Giustizia, partendo dalla difesa dei tribunali territoriali.
Preparava con cura maniacale interventi che poi distribuiva ai giornali per evitare di essere interpretato male.
Con orgoglio, più dell’essere stato ministro ed europarlamentare, raccontava la sua Provincia con l’ossessione di farla uscire dall’isolamento, “sua fortuna e suo limite”.
Sempre ottimista, anche quando la malattia incominciò a ferirlo. Con orgoglio parlava del figlio che ha seguito nella carriera come Avvocato e come Politico.













