In altri tempi, in una diversa congiuntura politica mondiale ed europea, il successo dell’estrema destra in una piccola regione della Germania sarebbe stato archiviato come un incidente di percorso.
Non è così con la vittoria, con il 43,8% dei consensi, da parte del partito con nostalgie naziste, “Alternativa per la Germania” che, già nel suo nome, annuncia possibili sconvolgimenti politici in una Repubblica federale, zavorrata da una maggioranza fragile e guidata da un cancelliere debole il cui partito è stato dimezzato dal voto, alla vigilia di altre elezioni regionali ad alto rischio.
E’ motivo di allarme in Germania e nell’Unione Europea perché questo accade mentre dall’esterno premono le minacce di Putin e l’inaffidabilità di Trump e, dall’interno, le importanti elezioni del 2027 nell’UE in Svezia, Francia, Italia, Spagna e Polonia, tutti Paesi con consistenti presenze di migranti e destre in crescita, con la prospettiva ancora lontana di un avvio di difesa comune, che vede intanto la Germania determinata a dotarsi del “più forte esercito” in Europa.
Questo il contesto in cui si inserisce il voto di domenica in Sassonia-Anhalt, una regione di modeste dimensioni, paragonabile al nostro Abruzzo, reduce dall’inverno politico vissuto a lungo nella ex-Germania dell’Est, dove anche le altre regioni registrano analoghi consensi per l’estrema destra, cresciuta rapidamente in questi ultimi anni, proiettando “Alternativa per la Germania” come prima forza politica nazionale.
E’ presto per ritenere che queste tendenze convergenti possano terremotare in tempi brevi il quadro politico federale, protetto finora da un “muro antifuoco” convenuto tra le forze democratiche, ma senza escludere che alcune delle loro componenti possano essere tentate di allentare l’argine, cedendo a pericolosi compromessi elettorali.
Tutto questo accade in una Germania che un nuovo “muro antifuoco” sta innalzandolo nei confronti della minaccia russa, con una straordinaria spinta al riarmo, consentitale dalle sue possibilità finanziarie, senza ricorrere alle risorse europee, e convertendo una parte importante della sua industria automobilistica verso quella militare.
Indebolita economicamente, la Germania si ripropone al centro dell’Unione Europea per la sua futura capacità militare, anche in vista di un possibile cambio di quadro politico alle prossime elezioni presidenziali della Francia, dotata dell’arma nucleare, alla ricerca di nuovi rapporti di forza con il Paese con il quale negli anni la Germania aveva condiviso un ruolo-guida nell’Unione Europea.
Sullo sfondo, nell’Unione Europea convergono da destra annunci di politiche che restringono i diritti in nome della sicurezza, riducono il welfare, chiudono all’accoglienza ai migranti mirando anzi ad una loro espulsione nel quadro di politiche di “remigrazione”, mentre la proroga della sospensione dell’Accordo di Schengen tra Italia e Spagna annuncia altre fratture di solidarietà.
Tra queste, la faglia che si sta approfondendo tra i Paesi UE del centro nord a guida tedesca – i cosiddetti “Paesi frugali” – con quelli del sud, tra i quali l’Italia, nel negoziato in corso per il bilancio UE 2028-2034 per il quale sono stati richiesti tagli massicci rispetto alla proposta della Commissione Europea.
In questo quadro l’Italia non naviga in buone acque, con il debito pubblico che continua a crescere e il tasso di sviluppo congelato a pochi decimali, mentre le classifiche europee ci vedono costantemente nelle ultime posizioni, che si tratti di spesa per l’istruzione o per la sanità, per non parlare dei costi dell’energia, in assenza negli scorsi anni di promozione di fonti alternative, con la prospettiva annunciata dall’ONU di un aggravamento della crisi climatica.
Quanto basta per spingere gli osservatori a non sottovalutare l’esito del voto regionale tedesco, per il suo impatto tanto sulla Germania che sull’Unione Europea e l’Italia, alla vigilia delle prossime elezioni.













