Niente Italia e poca Europa ai mondiali di calcio, e non solo

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I mondiali di calcio appena iniziati disegnano un mondo che sta cambiando non solo nello sport, ma ancor più nella sua nuova configurazione geopolitica dove si riduce lo spazio dell’Europa e c’è poca traccia dell’Italia. Vale la pena provare a farci qualche riflessione, dati alla mano, cominciando dal calcio.

Sui campi di calcio cresce la lista di nuove squadre nazionali, mentre altre perdono terreno nell’attuale ampliamento del torneo mondiale a 48 Paesi: l’Europa guadagna un 18% di presenze in più, l’America latina cresce del 33% e America del nord, Africa e Asia si portano a casa un incremento del 50%, facendo posto per la prima volta anche all’Oceania.

Sarebbe interessante verificare la corrispondenza di queste percentuali con la distribuzione dei Paesi membri nell’Organizzazione della Nazioni Unite (ONU), in attesa di veder finalmente un giorno anche aggiornate le presenze, rimaste congelate da oltre tre quarti di secolo, nel Consiglio di sicurezza. 

Aggiungerebbe stimoli per la riflessione confrontare questi numeri con le varie aggregazioni a dominante economica nei variegati gruppi di Paesi, come nel G20 delle 20 maggiori economie mondiali con l’85% del PIL globale, o il G7, che si riunirà in settimana in Francia, composto da Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, tutti insieme con appena metà di abitanti della sola India o della sola Cina.

Sono numeri tra loro difficilmente comparabili, ma che mettono in evidenza punti di forza e di debolezza delle geometrie politiche mondiali, cui è confortante aggiungere che nel G20 l’Unione Europea partecipa come tale a pieno titolo e nel G7 come membro permanente.

Lasciando sullo sfondo la distribuzione dei Paesi ai mondiali di calcio, dove non sventolerà né la bandiera dell’Italia né quella dell’Unione Europea, non è senza interesse prendere coscienza del modesto peso del nostro orgoglioso continente nel consesso mondiale, dove l’Occidente rappresenta sempre meno, e con esso l’Unione Europea, per non parlare dell’Italia con poco peso in entrambe queste ristrette  regioni del mondo.

Come dire che la nostra declamata Nazione, non solo non è sui campi di calcio senza che sia un  dramma, ma occupa uno spazio politico ai limiti dell’irrilevanza nel mondo, non di grande impatto in quello che resta dell’Occidente e meno di quanto le spetterebbe nell’Unione Europea, della quale è stata Paese fondatore.

Una mappa che lascia perplessi sui toni trionfalistici, in materia di politica internazionale e non solo, di chi è oggi al governo in Italia, tenuto conto delle alleanze maldestre coltivate in questi ultimi anni: fuori dai confini europei, con l’alleato a stelle e strisce che ha voltato le spalle all’Europa e con un governo fuori dalla legalità internazionale come Israele e, nell’UE fino a ieri, con un Paese a guida autoritaria come l’Ungheria, con l’Italia assente dalle intese in corso tra Germania, Francia e Regno Unito nel sostegno all’Ucraina.

Da Paese fondatore, per non affondare, l’Italia ha ancora un approdo verso cui fare rotta: quello di tornare protagonista nella nuova Unione Europea in cantiere, che non è già più quella della presidente “amica” Ursula von der Leyen, anche se non è ancora quella sognata da Altiero Spinelli, Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi e  Sergio Mattarella.

E’ l’Europa richiamata in vita, nei giorni scorsi in Spagna, da Leone XIV quando ha invitato “tutti, per amore di verità, ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti… per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento fecondo della complessità… Vedo qui una specifica vocazione dell’Europa…E’ il dono che il Vecchio Continente può fare al mondo se vuole rimanere giovane, come giovane è chi si sente di avere un futuro e una missione che interpellano ancora..Apprezzare la complessità…rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici: ecco il compito di chi ha una grande storia alle spalle”.

Ci voleva un papa americano per ricordarlo agli europei. 

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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