Criticare l’Unione Europea per farla crescere

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Di questi tempi le critiche all’Unione Europea si sprecano, ma non sono tutte uguali. Ve ne sono di fondate e altre col sapore di vecchi luoghi comuni. Soprattutto ve ne sono che puntano a minarne il futuro e altre che lo straordinario processo di integrazione sovranazionale vogliono portare al traguardo, quello di un’Unione federale in grado di sfidare gli imperi dei predatori globali, come nel messaggio della settimana scorsa di Mario Draghi ad Aquisgrana.

Sono diverse le critiche degli amici dell’Unione Europea e quella dei suoi avversari, tanto di quelli di casa nostra che di quelli che la contrastano da fuori.

E così può capitare che le critiche degli “amici”, spesso accusati di dare sull’UE “cattive notizie”, siano anche più severe, se non altro perché l’Unione Europea la conoscono meglio, ne hanno negli anni denunciato gli errori e le omissioni, ma ne hanno anche colto le grandi potenzialità; l’hanno vista scivolare verso livelli mediocri ma anche rimbalzare con inatteso coraggio, come avvenuto ancora recentemente con la solidarietà in risposta alla pandemia o a fianco dell’Ucraina aggredita dalla Russia.

Sono quelli che l’hanno criticata e continuano a criticarla per l’insufficiente solidarietà alle vittime del governo israeliano in Palestina e in Libano, ma che l’apprezzano per il suo rifiuto di farsi coinvolgere nella guerra di USA e Israele all’Iran, il cui regime non mancano di condannare.

A leggerle bene, le critiche severe degli “amici” dell’UE sanno fare la distinzione tra le spinte mancate verso l’unità da parte delle Istituzioni comunitarie e le resistenze dei suoi Paesi membri, di gran lunga prevalenti nel frenare il processo di integrazione, salvo criticarlo per  attribuirne con disinvoltura, da parte di questi ultimi, la responsabilità a Bruxelles e dintorni e indebolire le Istituzioni UE dall’interno.

Altra storia e altra strategia quella degli “avversari” che aggrediscono l’Unione Europea da fuori dei suoi confini, come i predatori globali che ne denunciano la decadenza perché resta aggrappata alla cultura del diritto e del dialogo contro la forza del denaro e delle armi. Nulla di più interessante di leggere, come in uno specchio, le critiche dell’attuale Amministrazione americana confrontandole a quelle di chi vuole “più Europa”.

Gli interventi del vice-presidente americano J.D, Vance all’UE nelle sue scorribande in Europa, dalla Conferenza di Monaco del 2025 alla campagna elettorale ungherese del mese scorso, disegnano un Occidente al tramonto con un’Europa decadente, considerata la principale responsabile, e questo mentre i predatori provocano caos e conflitti nel mondo.

Malgrado la pressione di questa sgangherata propaganda politica, dove Usa e Russia sembrano agire di concerto, l’opinione pubblica europea rivela una sorprendente linea di resistenza in favore del processo di integrazione che non è estranea ai timori che avverte congiuntamente tra l’indebolimento dell’Unione Europea e l’aggravamento delle condizioni di vita e di sicurezza, provocate dagli avversari esterni, ex-alleato compreso.

Anche l’Italia è comprensibilmente teatro di critiche analoghe, tra un’area politica severa con l’Unione Europea, di cui rispetta le regole condivise chiedendole più coraggio, e una avversaria che le regole le ignora e si dice pronta a trasgredirle, magari dopo aver implorato di allargarne la flessibilità, come nel caso del Patto di stabilità, dimenticando il macigno del debito che pesa sulle future generazioni e che continua a crescere.

Resta da sperare che la convergenza delle critiche sullo stesso bersaglio dell’Unione Europea si possa anche tradurre, per maggioranza e opposizione, nella prossima contesa elettorale nella centralità dell’ancoraggio europeo, senza ambiguità tra chi lo vuole e chi lo sta minando in un mondo fuori controllo dove la “Nazione”, da sola, è destinata al fallimento.   

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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