Un mondo in piena corsa agli armamenti

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Ogni anno l’Istituto internazionale di Ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri), pubblica un rapporto sulla spesa mondiale per gli armamenti. Al riguardo, nel 2025 il mondo ha toccato i livelli più alti, in un periodo in cui le numerose guerre, i cambiamenti geopolitici e i rapporti internazionali sempre meno basati su regole condivise, stanno disegnando scenari futuri carichi di inquietanti incertezze.

Alcune cifre possono aiutare a capire come la corsa agli armamenti rappresenti un punto centrale delle politiche di molti Stati e come incida sui relativi bilanci. La spesa militare globale ha raggiunto infatti 2.887 miliardi di dollari complessivi, con un aumento del 2,9% rispetto al 2024 e segnando l’undicesimo anno consecutivo di crescita. Nell’ultimo decennio (2016-2025) la spesa globale è cresciuta del 41%, mentre la quota della spesa militare del PIL globale si è assestata al 2,5% e la spesa mondiale pro-capite è stata di 352 dollari.

Sono cifre che fanno riflettere e che riflettono, in buona parte, la  portata dei molti conflitti in corso nel mondo nonché gli obiettivi di spesa a più lungo termine delle principali potenze. Il rapporto del Sipri sottolinea infatti che più della metà della spesa globale è stata effettuata da Stati Uniti, Cina e Russia. 

Per quanto riguarda, in particolare, gli Stati Uniti, il rapporto sottolinea che, nel 2025, la spesa militare, pari a 950 miliardi di dollari, si è ridotta rispetto al 2024, in particolare per la non approvazione di nuovi aiuti militari per l’Ucraina. Le previsioni indicano tuttavia un aumento a 1000 miliardi per il 2026 e, se l’ultima proposta di Trump venisse approvata dal Congresso, un ulteriore aumento a 1500 miliardi per il 2027.

Importante in questa corsa agli armamenti anche la posizione dell’Europa e gli sforzi da parte dei 29 membri europei della NATO, sforzi che hanno portato alla crescita annua più marcata della spesa dalla fine della guerra fredda. Hanno speso complessivamente 559 miliardi di dollari nel 2025 e 22 di questi Paesi hanno registrato un impegno pari ad almeno il 2% del PIL. I due Paesi che più hanno investito sono stati la Germania, raggiungendo i 114 miliardi di dollari, pari al 2,3% del PIL e un aumento del 24% e la Spagna, con un aumento del 50% e superando il 2% del PIL. L’Italia, dal canto suo, ha registrato nel 2025 un aumento del 20% della sua spesa militare.

Sono cifre europee che fanno riferimento  alla ricerca dell’autonomia  nella difesa, per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti nonché per far fronte  alla crescente pressione di Washington  affinché i Paesi europei contribuiscano maggiormente al finanziamento dell’Alleanza Atlantica.

Vale la pena, infine, dare uno sguardo alle spese militari dell’Africa, pari a 58,2 miliardi di dollari, aumentate nel solo 2025, dell’8,5% rispetto al 2024 e del 45% rispetto al 2016. Fra i Paesi che più hanno aumentato le  loro spese, spiccano in particolare i Paesi del Nordafrica, mentre  la Nigeria è al primo posto della classifica africana con il 55% di spese in più rispetto al 2024. Una situazione che rispecchia i numerosi conflitti in corso sul Continente, circa il 40% dei conflitti armati globali che vanno dal Congo al Sudan, dal Nordafrica al Mali e all’Africa subsahariana.

Il rapporto del Sipri non lascia grandi spazi di speranza per quanto riguarda le opportunità di pace in un mondo in cui conflitti non sono mai stati così numerosi dalla fine della Seconda guerra mondiale. E i conflitti, se non trovano la via del negoziato e del dialogo porteranno inevitabilmente a maggiori spese militari e ad allontanare sempre più le prospettive di un mondo più pacifico, inclusivo e rispettoso dei diritti delle sue popolazioni.

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