9 MAGGIO: FESTE DI GUERRA E DI PACE NEL NOSTRO CONTINENTE

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Coincidono, il 9 maggio, due anniversari: la vittoria sovietica sul nazi-fascismo nel 1945 e l’avvio del processo di integrazione europea con la Dichiarazione Schuman del 1950.

Due date importanti e due storie che si sono mosse in direzioni opposte: la prima verso nuove guerre, fino all’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione russa; la seconda, un paziente percorso europeo di pace, premiato generosamente con il Nobel del 2012, e oggi minacciato da due drammatiche guerre ai confini dell’Unione Europea.

Del primo anniversario molto si è parlato, anche per il timore di attacchi nel corso di una breve tregua di tre giorni tra Russia e Ucraina; per il secondo solo una festa sotto tono, in un’Unione Europea tramortita dagli ultimi eventi ad opera di predatori globali, per nulla sensibili all’urgenza di una pace prima che sia troppo tardi.

Più che di una festa dell’Europa, si è manifestata da più parti la voglia di “fare la festa all’Europa”, frammentata ed inerme, ancora un’isola di pace ma non si sa fino a quando, visti quanto numerosi sono quelli che si attivano, dentro e fuori dall’UE, per logorarla ed indebolirla.

Fuori dai suoi confini l’Unione Europea non ha solo amici, anzi. Non le è amica l’attuale Amministrazione degli Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump e non si sa se tornerà un’intesa tra le due sponde dell’Atlantico quando ci sarà un avvicendamento alla Casa Bianca.

Non è certo una relazione di amorosi sensi quella della Cina con l’Unione Europea, alle prese con una competizione commerciale senza esclusione di colpi, con i risultati che conosciamo come, tra l’altro, nel settore del mercato dell’auto.

Superfluo ricordare quanto lontano sia ormai un dialogo con la Russia di Putin che considera l’Unione Europea l’avversario da abbattere, se non militarmente, sicuramente mettendone sotto tensione la sicurezza e la vita democratica.

Non va meglio in casa propria per l’UE, dove non pochi le farebbero volentieri la festa, chi in nome di nostalgie nazionaliste, chi per deliri anti-sistema. Tra questi ultimi, personaggi torbidi come il britannico Nigel Farage, già certificato responsabile dell’azzardo di Brexit e adesso tornato sulle barricate con l’obiettivo di mandare a casa laburisti e conservatori, anche per bloccare il riavvicinamento in corso tra le due sponde della Manica.

Sono intanto più vivi che mai i nazional-populisti in lotta con il processo di integrazione europea: dalla estrema destra tedesca di Alternativa per la Germania (AFD) a quella francese del Front National; dalle bordate contro l’UE della Lega di Matteo Salvini alla crisi di governo in Romania, innescata da pericolose nostalgie filo-russe. Né va meglio con le frange estremiste della sinistra europea le cui presunte buone intenzioni si traducono spesso in maldestre operazioni politiche.

Difficile per l’Unione Europea fare festa in queste condizioni: il rischio di una dirompente crisi economica, con gravi ricadute sociali, provoca incertezza e timori tra i cittadini europei, uno su cinque dei quali è già a rischio povertà e altri potrebbero esserne vittima, se l’UE non trova compattezza e coraggio per affrontare sfide inattese e per le quali non si era preparata.

I cittadini europei festeggeranno l’Europa, e l’anniversario del 9 maggio, quando vedranno realizzarsi l’impegno, formulato con temperato realismo, nella Dichiarazione del 1950: “L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”.

Per fare la festa dell’Europa è necessario fare l’Europa, altrimenti saranno in tanti a cercare di “farle la festa”.

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