E adesso le mani di Israele sulla Cisgiordania

12

In un contesto mediorientale estremamente teso e sempre sul bordo dell’incendio, la Cisgiordania sta lentamente scivolando verso una graduale annessione de facto da parte di Israele.

Il contesto mediorientale è noto : tregua inesistente a Gaza e costituzione del “Consiglio di pace” da parte degli Stati Uniti per una oscura  ricostruzione della Striscia (il 90% della popolazione vive in mezzo alle macerie) ; minacce di intervento militare in Iran da parte degli Stati Uniti dopo il fallimento dei tentativi di negoziato sul nucleare ; nuovi  bombardamenti israeliani sul Libano contro Hezbollah, malgrado il cessate il fuoco in vigore dal novembre 2024.

In questo groviglio militare e diplomatico la Cisgiordania ritorna più che mai dolorosamente sulla scena con una un’ulteriore iniziativa israeliana di peso, concentrata in particolare sull’Area C, quel pezzo di terra che gli Accordi di Oslo prevedevano di attribuire a un ipotetico futuro Stato palestinese.

La strategia messa in atto dal Governo israeliano consiste nel registrare i territori occupati in Cisgiordania e dichiararli “proprietà statale israeliana” nel caso in cui i palestinesi non fossero in grado di rivendicarne la proprietà. Una proprietà catastale le cui prove si sono spessissimo perse nella storia e nei lunghi anni di conflitto fra i due popoli. Si tratta di un’Area che copre circa il 60% dell’intero territorio controllato da Israele e sul quale vivono più di 300.000 Palestinesi. Diventato demanio, Israele non avrà più vincoli per attribuire le nuove proprietà a nuovi insediamenti per i coloni, a dispetto del diritto internazionale e per quel che ne rimane, lasciando in prospettiva quindi ordini di sgombro, espulsioni e buio all’orizzonte.

Si tratta quindi di una strategia burocratica che abroga di fatto non solo gli Accordi di Oslo, ma rende anche praticamente impossibile il percorso di una soluzione a due Stati, oltre a mettere in grave tensione anche la sicurezza di Israele stesso.  Le reazioni internazionali di condanna sono venute, al riguardo, con una dichiarazione comune firmata da ottantacinque Paesi membri dell’ONU, fra cui UE, Lega araba, Cina, Arabia Saudita, ma anche Francia e Italia. La dichiarazione dice : “Tali misure violano il diritto internazionale, mettono in pericolo gli sforzi per la pace e la stabilità nella regione nonché la prospettiva di un accordo di pace per porre fine al conflitto”.

Terribili invece le dichiarazioni del Ministro delle Finanze israeliane Bezalel Smotrich :  “(…) Imboccheremo la strada della sovranità, incoraggiando al contempo l’emigrazione sia da Gaza che dalla Giudea e Samaria. Non esistono altre soluzioni a  lungo termine”.

Membro fondatore e permanente del Consiglio di pace di Donald Trump, Israele sarà la prima cartina di tornasole degli obiettivi e delle missioni di questa nuova Istituzione privata e priva di vera legittimazione internazionale, intenzionata a sostituire l’ONU, sicuramente fragile nei suoi lunghi  e lenti tentativi di costruire democrazia fra le Nazioni, ma certamente preferibile alle controverse e personali idee di un Presidente Trump.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here