20 giugno, giornata mondiale del rifugiato

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Da dieci anni a questa parte si celebra, su iniziativa dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la giornata mondiale del rifugiato. L’obiettivo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su un fenomeno che prende proporzioni sempre più allarmanti e dietro il quale si consumano le tragedie di tante persone che fuggono dalla guerra e dalle violenze.

In questa occasione l’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha pubblicato un rapporto in cui dice che per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale il numero di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni in tutto il mondo ha superato il livello di 50 milioni di persone, ben sei milioni in più rispetto alla fine del 2012. L’incremento registrato è imputabile soprattutto alla guerra in Siria, che alla fine dello scorso anno aveva costretto ben 2,5 milioni di persone a diventare rifugiati e altri 6,5 milioni sfollati interni. Ma non solo in Siria, perché si sono registrati importanti casi di esodo forzato anche dalla Repubblica Centrafricana, dal Sud Sudan, dall’Iraq, dall’Eritrea, dall’Afghanistan e dalla Somalia.

Nel presentare il rapporto, l’Alto Commissario ha dichiarato: ”Siamo testimoni dei costi immensi che derivano da guerre interminabili, dal fatto di non riuscire a risolvere o prevenire i conflitti. La pace è oggi particolarmente difficile da raggiungere. Il personale umanitario può costituire un palliativo, ma le soluzioni politiche sono di vitale importanza. Senza di queste, i livelli preoccupanti raggiunti dai conflitti e le sofferenze di massa, che si riflettono in queste cifre, sono destinati a continuare”.

Una dichiarazione inquietante. Per quanto riguarda in particolare la Siria, l’UNHCR ha lanciato un appello alla comunità internazionale perché offra soluzioni a lungo termine ai rifugiati. Al riguardo va segnalato che recentemente la Germania ha portato a 20.000 il numero totale di ingressi sul suo territorio entro il 2014, garantendo in tal modo oltre due terzi di posti disponibili per il reinsediamento offerti in tutta Europa.

Questa drammatica situazione sottolinea l’urgenza per l’Europa, se ancora ce ne fosse bisogno, di rivedere le sue politiche di accoglienza. Non va inoltre dimenticato che, accanto a queste cifre già di per sé rivelatrici dei tanti conflitti che percorrono il nostro pianeta, vi sono altre cifre che testimoniano dei tentativi finiti in tragedia per fuggire dalla guerra o dalla precarietà economica: secondo infatti la base dati di “Migrantsfiles”, fra il 2000 e il 2013 sarebbero più di 23.000 i migranti morti nel tentativo di raggiungere l’Europa via mare o attraversando i confini via terra del vecchio continente. E, in questo caso, l’Italia è il primo Paese di frontiera dell’Europa, con tutte le tragedie che sono venute ad infrangersi, in particolare, sulle coste di Lampedusa.

È sempre più necessaria quindi una politica comune dell’immigrazione, basata sulla solidarietà fra gli Stati membri, sul rigoroso rispetto dei diritti umani, che garantisca vie sicure di accesso all’Europa, significativi programmi di reinsediamento e di ammissione umanitaria e una costruttiva cooperazione con i Paesi terzi. L’Italia prenderà a breve la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea e il tema dell’immigrazione e dell’accoglienza figurano fra le sue priorità. Sarà, ci auguriamo, un’occasione importante per dotare l’Europa degli strumenti necessari per far fronte a queste grandi sfide.

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