Voti che parlano (anche) all’Europa

Sarà pure che cominciano a essere in molti a pensare che le nostre vecchie democrazie stanche possano fare a meno delle elezioni e che meglio sarebbe ricorrere al sorteggio per designare i responsabili politici, resta comunque che dalle elezioni e referendum recenti giungono all’Europa messaggi interessanti, anche se non sempre incoraggianti.

È stato il caso a inizio maggio per le elezioni politiche britanniche che, oltre ad aver dato a Cameron la maggioranza per governare, seppure in assenza di una significativa maggioranza di voti, gli hanno anche dato una spinta per convocare un referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’UE e già sono cominciate le grandi manovre per un esito che non sia troppo traumatico per tutte le parti in causa, Scozia compresa.

Il fine settimana scorso ha registrato tre importanti consultazioni elettorali: le elezioni presidenziali in Polonia, quelle amministrative in 13 delle 17 autonomie regionali in Spagna (a settembre sarà la volta della Catalogna e subito dopo quelle politiche nazionali) e il referendum in Irlanda sul matrimonio tra persone dello stesso sesso.

L’esito delle elezioni presidenziali ha visto vincente il candidato conservatore – populista Andrzej Duda nella sfida con il presidente uscente Bronislaw Komorowski, espressione dell’area di Solidarnosc. Il vincitore ha già annunciato la sua vicinanza all’Ungheria di Viktor Orban, il Primo ministro che, dopo aver modificato la Costituzione riducendo gli spazi della democrazia, rifiuta di accogliere i migranti e vorrebbe ristabilire la pena di morte. Di sicuro l’UE non ha guadagnato un amico.

Più complesso l’esito elettorale in Spagna. Quello che è chiaro è il tramonto di un sistema bipolare che vedeva opporsi da quarant’anni i socialisti ai popolari, attualmente al governo con il premier Mariano Rajoy, che pure può vantare buoni risultati sul fronte della crescita, senza tuttavia riuscire a ridurre significativamente la disoccupazione, in particolare quella giovanile bloccata attorno al 50%. Il risultato delle elezioni amministrative registra un quadrilatero di forze politiche più o meno con numeri che tendono a convergere. Ai popolari sono affiancati a poca distanza i socialisti, ma fanno il loro ingresso con numeri importanti i movimenti di sinistra di “Podemos”, una sorta di Siryza iberica, e quelli centristi di “Ciudadanos”. Se queste tendenze si confermeranno nelle future elezioni politiche non sarà facile governare la Spagna e bisognerà fare i conti con nuove forze critiche nello spazio europeo.

Diversa, ma forse anche più rilevante la valenza del voto al referendum irlandese, il cui esito interroga il futuro dei diritti civili in Europa e la traduzione nelle legislazioni nazionali dei principi definiti nella Carta dei diritti fondamentali nell’Unione Europea. Se ne sentirà l’impatto in particolare in Italia, uno dei nove Paesi UE ancora senza leggi in materia.

E, in senso inverso, peseranno sul futuro dell’Europa anche i risultati delle elezioni amministrative in Italia a fine maggio. Molto è stato cavalcato da alcune forze politiche, la Lega in particolare, lo spauracchio dei migranti, la minaccia della chiusura delle frontiere e la limitazione della libera circolazione: argomenti che saldano in Europa destre “moderate” ed estreme con movimenti populisti ed eurocritici. Finora la loro difficoltà ad aggregarsi nel Parlamento europeo ne ha ridotto l’influenza, ma potrebbe andare diversamente nei mesi che verranno.

È bene che coloro che vogliono “più Europa” ne mettano in campo una migliore, pena il suo declino, a cui la vicenda greca rischia di dare nei giorni che verranno un’ulteriore spinta.

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