
In un’Europa in cui milioni di cittadini studiano, lavorano e si trasferiscono oltre i confini nazionali, la tutela dei diritti sociali non può più fermarsi alla frontiera amministrativa di uno Stato.
È in questo contesto che si inserisce il recente accordo tra il Consiglio e il Parlamento europeo sulla revisione delle norme sul coordinamento della sicurezza sociale, appena approvato dagli Stati membri dell’UE: un passo che punta a rendere la mobilità lavorativa più equa, chiara e compatibile con le trasformazioni del mercato del lavoro contemporaneo.
Le norme attualmente in vigore sono da tempo considerate inadatte a rispondere alle nuove dinamiche della mobilità lavorativa europea, sempre più caratterizzata da lavoro temporaneo, transfrontaliero e digitale.
La revisione approvata mira quindi a rafforzare la cooperazione tra autorità nazionali, chiarire le regole applicabili ai lavoratori distaccati e migliorare i meccanismi di verifica relativi all’accesso alle prestazioni sociali.
Tra le principali novità figurano l’istituzione di regole più coerenti per il coordinamento delle prestazioni di assistenza a lungo termine e degli assegni familiari, oltre a nuove disposizioni per le indennità di disoccupazione nei casi transfrontalieri.
L’accordo introduce inoltre criteri più rigidi contro frodi e abusi nel distacco dei lavoratori, chiarisce le norme applicabili ai lavoratori impiegati in più Stati membri e punta al rafforzamento della cooperazione amministrativa tra autorità nazionali attraverso procedure più definite, un maggiore scambio di informazioni e nuovi strumenti di controllo.
L’approvazione dell’accordo segna quindi un avanzamento significativo nel tentativo dell’UE di conciliare mobilità lavorativa, tutela sociale e cooperazione tra Stati membri, in un sistema che sembrava in stallo ormai da quasi 16 anni.
Per approfondire: comunicato della Commissione, EU Anti-Poverty Strategy












