Verso un’UE ad “inquinamento zero” – il report dell’Agenzia per l’ambiente

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Pubblicato il rapporto sullo stato dell’inquinamento di aria, acqua e suolo, in vista del lancio del Piano d’azione europeo

L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha recentemente pubblicato il report “EEA Signals 2020 – Towards zero pollution in Europe” (“EEA indicatori 2020 – verso l’inquinamento zero in Europa”), nel quale vengono sinteticamente riepilogati i livelli di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo europeo.

Il rapporto di quest’anno è particolarmente significativo per via del fatto che la Commissione ha da poco proposto la roadmap per un Piano di azione europeo “Verso l’ambizione “inquinamento zero” per l’aria, l’acqua e il suolo – costruire un pianeta più sano per persone più sane”

L’obiettivo “Inquinamento zero” è parte integrante del Green Deal promosso dalla Commissione europea per guidare l’Unione verso la piena sostenibilità ambientale ed allinearsi agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030. 

Entro il prossimo anno, si tradurrà in un “Piano di azione “Inquinamento zero””, destinato a supportare le politiche ambientali europee – anche nell’ambito dei piani di ripresa post-coronavirus – e ad orientare l’economia europea, in tutti i suoi settori, verso prodotti e tecnologie a minor impatto ambientale.

Inquinamento dell’aria

Il livello complessivo di inquinamento dell’aria è nettamente migliorato nel corso degli ultimi decenni, ma si attesta tuttora ben oltre le soglie di sicurezza previste dall’OMS e dalla stessa UE: si stima che, ogni anno, circa 400mila europei muoiano prematuramente a causa di malattie correlate alla scarsa qualità dell’aria, per tacere dei maggiori costi che gravano sul sistema sanitario, dell’incidenza sullo stato di salute del suolo e delle acque e dei danni provocati alle infrastrutture, domestiche e non.

Principali responsabili dell’inquinamento dell’aria sono i particolati, il diossido di azoto e l’ozono troposferico, prodotti in gran parte dal trasporto su strada, dal riscaldamento domestico a legna o carbone e dalla produzione agricola e industriale. 

I livelli di inquinamento variano notevolmente a livello europeo, affliggendo in particolar modo le aree economicamente più arretrate dell’Est e Sud Europa. 

Il coinvolgimento dei cittadini nelle azioni di monitoraggio della qualità dell’aria è aumentato di pari passo con il livello di sensibilizzazione al tema e con la richiesta di politiche efficaci per la riduzione dell’inquinamento. L’EEA ha messo a disposizione del pubblico la piattaforma European Air Quality Index, mediante la quale è possibile constatare dati costantemente aggiornati rilevati dalle centraline dislocate in tutta europa. 

Sul fronte delle politiche, sono già stati attivati diversi progetti pilota dai quali è emersa l’importanza del coinvolgimento, a fianco delle iniziative a livello nazionale, degli enti regionali e locali.

Inquinamento dell’acqua

Anche sul fronte dell’inquinamento delle acque l’Unione europea si è mossa da tempo verso la riduzione del fenomeno, attraverso iniziative volte a migliorare la qualità dell’acqua, l’efficienza del trattamento delle acque di scarico e la tutela degli habitat marini.

Non mancano tuttavia criticità significative da risolvere. In primo luogo, le reti idriche necessitano di interventi strutturali di manutenzione e aggiornamento per far fronte alle sfide poste dal cambiamento climatico e, in diversi Paesi UE, la percentuale di popolazione residente in abitazioni connesse alla rete di scarico e trattamento è ancora inferiore all’80%.

Significative sono inoltre le problematiche relative all’uso di fertilizzanti e pesticidi in agricoltura, nonché alla generale diffusione di metalli pesanti e composti chimici sintetici da parte delle attività antropiche, che comportano alterazioni degli habitat marittimi e mettono in pericolo la biodiversità; a ciò si somma il fatto che i microframmenti generati dalla decomposizione dei rifiuti plastici non vengono tuttora interamente filtrati dagli impianti di trattamento delle acque, con conseguente contaminazione delle acque e delle forme di vita ivi presenti.

A causa di tali fenomeni, la qualità delle quattro macro-aree marittime europee è generalmente considerata “bassa”, con percentuali di contaminazione che viaggiano dal 75% dell’Atlantico Nord-Orientale al 96% del Mar Baltico.

La futura politica verso acque ad “inquinamento zero” richiederà pertanto significativi sforzi nell’ambito del Green deal: alcune iniziative già lanciate dalla Commissione contribuiranno al raggiungimento dell’obiettivo, come la strategia “Dal produttore al consumatore”, che promuoverà pratiche agricole più sostenibili e con minore dispersione di pesticidi e fertilizzanti; è stata inoltre proposta una “Strategia per la plastica” finalizzata a modificare radicalmente il sistema di produzione e riciclo delle materie plastiche nell’Unione.

Inquinamento del suolo

La situazione dell’inquinamento del suolo presenta non pochi tratti in comune con quella dell’inquinamento delle acque, in particolar modo per quanto concerne i fattori inquinanti. 

Il principale è rappresentato, nuovamente, dall’uso di fertilizzanti e pesticidi in agricoltura, dei cui residui è stata accertata la presenza nell’80% percento dei campioni di suolo esaminati in un recente studio del 2019.

Particolarmente significativi sono altresì gli inquinamenti dovuti a mala gestione dello smaltimento dei rifiuti – responsabile di oltre 1/3 dei casi di contaminazione del suolo – e le attività industriali: a complicare la gestione di tali fenomeni concorre la scarsità di puntuali informazioni disponibili in merito, reperibili unicamente in relazione ad una piccola frazione dei milioni di potenziali siti inquinanti localizzati sul suolo europeo.

I fenomeni di inquinamento del suolo sono particolarmente gravi in relazione alle difficoltà – e ai costi –  che comportano i processi di rimozione delle sostanze inquinanti, molte delle quali, in assenza di intervento umano, rimarrebbero nel suolo potenzialmente per sempre. Risulta pertanto fondamentale orientare le politiche verso la prevenzione del fenomeno, e in tale direzione si sono indirizzate le strategie lanciate nell’ambito del Green deal – la già citata “Dal produttore al consumatore” e le strategie per le sostanze chimiche e per il suolo.

Inquinamento acustico

Spesso trascurato e sottostimato nel suo potenziale impatto negativo, l’inquinamento acustico è un fenomeno particolarmente diffuso nel continente: si stima che oltre 113 milioni di europei (1 su 5) siano quotidianamente e permanentemente esposti a rumori provocati dal traffico – stradale, ferroviario e aereo – o da attività industriali, a livelli pari o superiori alla soglia dei 55 decibel; tale esposizione, secondo le indicazioni dell’OMS e stime dell’EEA, è responsabile ogni anno di circa 12mila morti premature e 48mila attacchi ischemici tra i cittadini europei, a cui si aggiungono 6,5 milioni di casi di disturbo cronico del sonno

L’inquinamento acustico, inoltre, comporta significativi effetti a livello fisico e comportamentale per la fauna, sia quella terrestre che quella marittima. 

Rispetto alle altre forme di inquinamento, la soglia “zero” risulta realisticamente impraticabile; saranno tuttavia necessari sforzi significativi da parte degli stati per ridurne l’impatto, anche alla luce del fatto che i precedenti obiettivi per il 2020, fissati nel 7mo Programma di azione ambientale dell’Unione, non sono stati raggiunti. 

L’Unione ha adottato la Direttiva sul rumore ambientale, in base alla quale sono stati attivati in tutti i Paesi UE dei sistemi di monitoraggio del fenomeno. Alcuni Stati ed enti locali sono intervenuti in particolar modo sul traffico urbano, riducendo i limiti di velocità, sostituendo il pavè con l’asfalto o adottando sistemi di mascheramento del rumore; altri hanno dato vita a “Zone-silenzio” nelle aree verdi delle città.

Per approfondire: il testo del Report

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