La Commissione avvia un’azione legale contro Ungheria e Polonia per violazioni dei diritti fondamentali delle persone LGBTIQ

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L’uguaglianza e la non discriminazione sono principi fondamentali dell’UE, sanciti dall’articolo 2 del trattato sull’Unione europea e dalla Carta dei diritti fondamentali. Tuttavia, la discriminazione nei confronti delle persone LGBTIQ persiste in tutta l’UE, ragione per cui l’Unione è impegnata a tutelare i diritti di tale comunità.

Il 12 novembre 2020 la Commissione ha presentato la prima strategia dell’UE per l’uguaglianza delle persone LGBTIQ, che definisce una serie di azioni mirate suddivise in quattro pilastri: combattere la discriminazione, garantire la sicurezza, costruire società inclusive e guidare l’impegno a favore dell’uguaglianza delle persone LGBTIQ nel mondo.

Per garantire tali diritti la Commissione europea sta avviando procedure di infrazione nei confronti dell’Ungheria e della Polonia.

Per quanto riguarda l’Ungheria, il 23 giungo 2021 il paese ha pubblicato una legge che stabilisce una serie di misure restrittive e discriminatorie, che vietano o limitano l’accesso a contenuti rivolti a minori di 18 anni in cui sia promossa o descritta la cosiddetta “divergenza tra la propria identità e il sesso attribuito alla nascita, il cambiamento di sesso o l’omosessualità” e una clausola di esclusione della responsabilità imposta su un libro per bambini con contenuto LGBTIQ.

La Commissione sostiene che le disposizioni ungheresi violino anche la dignità umana, la libertà di espressione e di informazione, il diritto al rispetto della vita privata e quello alla non discriminazione, sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Per quanto riguarda la Polonia, la Commissione afferma che le autorità locali non abbiano risposto in modo adeguato alla sua richiesta d’informazioni concernenti la natura e l’impatto delle risoluzioni sulle cosiddette “zone esenti da ideologia LGBT” adottate da diverse regioni e comuni polacchi.

La Commissione teme che tali dichiarazioni possano violare il diritto dell’UE in materia di non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e si è dunque impegnata a svolgere un’analisi dettagliata della compatibilità delle risoluzioni con il diritto dell’Unione.

I due Stati membri hanno ora a disposizione due mesi per rispondere alle argomentazioni addotte dalla Commissione, in caso contrario questa potrà decidere di inviare loro un parere motivato e, in un passo successivo, deferirli alla Corte di giustizia dell’Unione europea

A preoccupare la Commissione circa lo Stato di diritto in Polonia è anche la recente decisione del Tribunale costituzionale polacco che non riconosce la prevalenza del diritto dell’UE sul diritto nazionale e, al riguardo, la Commissione chiede alla Polonia di garantire la piena e corretta attuazione di tutte le decisioni della Corte di giustizia dell’Unione europea e non esiterà ad avvalersi dei poteri conferitile dai trattati per salvaguardare l’applicazione uniforme e l’integrità del diritto dell’Unione.

Per ulteriori informazioni: dichiarazione della Commissione europea del 14 luglio sulla decisione del Tribunale costituzionale della Polonia; valori fondanti dell’UE: la Commissione avvia un’azione legale contro Ungheria e Polonia per violazioni dei diritti fondamentali delle persone LGBTIQ; strategia per l’uguaglianza LGBTIQ 2020-2025

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