Uno sguardo sul movimento cooperativo

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Affrontiamo questa settimana, per la prima volta, il variegato tema dell’imprenditorialità   cooperativa e del suo sviluppo in Europa. L’occasione ci è data da un seminario sul tema «Il ruolo delle cooperative nel dialogo sociale europeo» svoltosi a Bruxelles il 21 novembre scorso.
Il seminario era l’atto conclusivo dI SPP Project, realizzato da Cooperatives Europe che riunisce 171 organizzazioni nazionali di cooperative, rete europea di imprese cooperative creata nel novembre del 2006 al fine di potenziare e sostenere il movimento cooperativo a livello europeo.
Recenti dati Eurostat consentono di affermare che in Europa il 3% dei lavoratori presta la sua attività   in un’impresa cooperativa. Per quanto riguarda la situazione italiana, il secondo Rapporto sulle imprese cooperative pubblicato da Union Camere afferma che a fine 2005 la forma cooperativa riguardava l’1,4% delle imprese e il 4,7% degli occupati.
Anche sulla scorta di dati di questo genere, Cooperatives Europe definisce la partecipazione delle imprese cooperative al dialogo sociale europeo una priorità   strategica per il programma 2008. Questa la ragione della realizzazione del progetto «Cooperatives Europe Social Partner Program – (SPP)», ricerca sulla rappresentatività   delle cooperative e sul loro ruolo, presente e futuro, nell’ambito del dialogo sociale europeo.
«àˆ importante – si legge nel Rapporto finale del progetto, ricco di dati quantitativi e informazioni qualitative – investire sul consolidamento della posizione delle cooperative nel dialogo sociale europeo e sul loro riconoscimento quali partner sociali; non solo perchà© tale coinvolgimento produce benefici immediati e diretti per le cooperative ma anche perchà© le lega in maniera stabile alle politiche e agli obiettivi dell’UE».
Le cooperative, infatti, sono in grado di accogliere i bisogni economici e sociali insoddisfatti e di creare opportunità   occupazionali laddove non arrivano il pubblico e il privato «for profit», in una dimensione di crescita sostenibile e basata sulla solidarietà  .
Oggi si parla di cooperative come partner sociali e protagoniste del dialogo sociale europeo, ma il cammino della Società   Cooperativa Europea (SCE) inizia alla fine degli anni Novanta quando le istituzioni comunitarie, preso atto dell’inadeguatezza degli strumenti normativi rivolti alle società   europee (relativi rispettivamente ai Gruppi di interesse economico e alla Società   europea) hanno iniziato a lavorare per dotare le società   cooperative, normalmente riconosciute in tutti gli Stati membri, di strumenti giuridici adeguati all’esercizio delle proprie attività   su scala europea.
Secondo quanto disposto dal regolamento 1435/2003 è possibile la creazione di una cooperativa da parte di persone fisiche residenti in Stati membri diversi o da parte di persone giuridiche stabilite in diversi Stati membri. Le Società   Cooperative Europee, che devono avere un capitale minimo di 30.000 euro, possono esercitare le loro attività   nell’ambito del mercato interno con una personalità   giuridica, una regolamentazione e una struttura uniche. Esse possono ampliare e ristrutturare le loro operazioni transfrontaliere senza dover creare una rete di filiali, operazione costosa in termini di tempo e denaro. Inoltre, le cooperative di più Paesi possono fondersi sotto forma di SCE. Una cooperativa nazionale che abbia delle attività   in un Stato membro diverso da quello in cui ha la sede, puಠinfine essere trasformata in cooperativa europea senza dover passare per uno scioglimento.
Per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori nella SCE, la direttiva 2003/72/CE pone in essere alcune misure volte a garantire che la creazione di una SCE non comporti la scomparsa o la riduzione delle prassi partecipative esistenti nelle entità   partecipanti alla costituzione di una SCE.
Questi temi, oggi di stringente attualità   per tutta la società   civile intesa in senso ampio, verranno trattati nuovamente nei nostri strumenti informativi.
La creazione di imprese cooperative o l’evoluzione di questo tipo di imprenditorialità   chiamano in causa il tema dei diritti e in particolare del lavoro come diritto esigibile da un lato e oggetto della giusta tutela dall’altro.
Secondo dati recentemente resi pubblici da Legacoop Lombardia, le imprese cooperative accolgono in misura sempre crescente immigrati e nuovi cittadini offrendo loro opportunità   di lavoro regolari e stabili. Oggi i lavoratori stranieri impiegati nelle cooperative lombarde sono circa 5000: il triplo rispetto a fine 2004 e la metà   di essi sono soci delle cooperative in cui lavorano, quindi inquadrati con un contratto a tempo indeterminato.
Sempre dagli stessi dati risulta un ruolo di primo piano delle cooperative nell’implementazione di politiche per le pari opportunità   e di incentivazione dell’occupazione femminile con un elevato accesso alle posizioni dirigenziali. In Lombardia è donna un presidente di cooperativa su cinque e, limitatamente al settore delle cooperative di produzione lavoro, la maggioranza degli addetti è costituita da donne.

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