Unità e solidarietà, la bandiera dell’UE

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Molte le letture che sono state date della bandiera dell’UE, con dodici stelle su uno sfondo di cielo azzurro. Una di queste letture si impone con forza in questi giorni bui della guerra portata in Europa dalla Russia: quella di popoli plurali, indicati dalle stelle sotto un unico cielo, oggi per nulla sereno. Unità dice quel cielo che tutti condividiamo e solidarietà dicono quelle stelle raccolte in cerchio ad indicare una pluralità di popoli che liberamente hanno deciso di vivere insieme.

Unità e solidarietà sono state l’orizzonte verso il quale si è sviluppato il progetto europeo fin dal dopoguerra per promuovere una pace ancora – e sempre – fragile e ricostruire un continente in macerie. Era e resta questo l’orizzonte della storia, a cui ha voltato le spalle Vladimir Putin, e che adesso l’Unione Europea deve rilanciare, mettendo a frutto la sua già lunga esperienza di vita comune tra Paesi europei e imparando le lezioni che la storia le ha impartito, in casa propria e nel resto del mondo.

Della storia si dice che è “maestra di vita” ma dalla quale, è stato detto, abbiamo solo imparato che dalla storia non siamo capaci di imparare. C’è del vero se secoli di guerre in Europa ci hanno illuso che fossimo il continente della pace, oggi ci dobbiamo ricredere e tornare sui nostri passi per capire da dove veniamo per provare a capire dove andare.

La storia dell’Unione Europea è ricca di insegnamenti in proposito, sia per ricordarci le occasioni che abbiamo mancato per rafforzare la pace, dentro e al di fuori dei nostri confini, sia per confortarci con i molti passi avanti che abbiamo fatto per creare una comunità fondata su un complesso di regole condivise che hanno consentito a un pezzo di questo continente, dilaniato dalla storia, di convivere pacificamente.

E’ il momento di riscoprire i nostri valori fondativi, quello della solidarietà che ha fatto crescere la piccola Comunità di sei Paesi a metà del secolo scorso nell’Unione dei ventisette Paesi di oggi e quello dell’unità che ha tenuto insieme, rispettandole, le culture plurali di questo continente,  con il risultato di costruire una più ricca identità europea.

Purtroppo questo cammino è andato troppo a rilento e la storia, che per anni ci aveva favorito, ci ha sorpreso in mezzo al guado in Ucraina, ai confini di casa nostra, in un Paese che nella nostra casa desiderava entrare. Meglio se ad accoglierlo fosse l’Unione Europea, prima che non la NATO dalla quale anche altri Paesi europei – come i Paesi baltici e la Polonia – si sentono più rassicurati che non dall’UE.

L’invasione russa dell’Ucraina sta cambiando la carta dell’Europa e modificando il sistema delle relazioni internazionali: dovremo adesso essere capaci di reimparare la geografia politica mondiale, una lezione che deve spingerci a ritrovare i valori portanti del progetto pacifico di integrazione europea cui associare anche nuovi Paesi, con urgenza quelli dei Balcani, in attesa che ci siano le condizioni per dare risposte a Paesi come quelli del Caucaso e all’Ucraina.

Intanto però è necessario che la solidarietà europea si esprima verso l’Ucraina con tutte le risorse possibili – da quelle finanziarie a quelle umanitarie per consentire l’accoglienza dei profughi – ma anche al proprio interno per redistribuire il peso di questi inevitabili costi tra i Paesi dell’Unione, per rafforzarne l’unità. 

E di una rafforzata solidarietà dovrà fare prova anche l’Italia, non solo nell’UE, ma anche al proprio interno con un’analoga distribuzione dei costi della crisi che non mancheranno di salire rapidamente e di colpire soprattutto le fasce più deboli della popolazione.   

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