Unione Europea: tanta tattica, poca strategia

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In attesa del secondo turno delle elezioni francesi, nell’UE le acque si sono provvisoriamente calmate dopo la decisione, raggiunta a maggioranza dai 27 Capi di stato e di governo, sulle candidature alla presidenza della Commissione, con Ursula von der Leyen; a quella del Consiglio europeo, con il portoghese  Antonio Costa e, alla carica di Alto Rappresentante per la politica estera, con l’estone Kaja Kallas e, anticipando sulla decisione autonoma e sovrana del Parlamento, con la riconferma alla sua presidenza della maltese Roberta Metsola.

In questa apparente calma prima della tempesta, già un segnale è arrivato domenica con il primo turno delle elezioni francesi che ha confermato l’ondata di estrema destra, col 33% dei voti e vista su una possibile maggioranza assoluta,  registrato il risultato importante delle sinistre, al 28%, e le difficoltà del presidente Macron al 21%, ma bisognerà aspettare il secondo turno il 7 luglio per un bilancio assestato, mentre intanto altri segnali arriveranno il 18 luglio con il voto del Parlamento europeo il 18 luglio, chiamato a ratificare la candidatura alla presidenza della Commissione europea.

In questo intervallo tra due voti importanti può servire da traccia per alcune prime considerazioni il solito prolisso testo delle “Conclusioni” finali del Consiglio europeo del 27-28 giugno: vi troviamo 7 corposi capitoli, per un totale di 51 paragrafi e un allegato, relegato al fondo del documento, nonostante l’ambizioso titolo “Agenda strategica 2024-2029”, sfuggito all’attenzione dei più e al quale anche il Consiglio europeo pare aver dedicato poca attenzione.

Questo squilibrio non stupisce: premevano  urgenze importanti, come Ucraina, Medioriente, sicurezza e difesa, competitività e altre varie ed eventuali e, sotto il titolo “Prossimo ciclo istituzionale”, con tutta la discrezione del caso, si agitava sotto i riflettori il tema delle nomine dei futuri Vertici UE, di cui si è detto.

Solo dopo, preceduto dal capitolo sulla “Tabella di marcia per i futuri lavori sulle riforme interne”, viene l’allegato sulla “Agenda strategica”, il documento che dovrebbe guidare l’azione dell’UE nel corso della legislatura 2024-2029, articolato in tre capitoli: “Un’Europa libera e democratica”, “Un’Europa forte e sicura” e “Un’Europa prospera e competitiva”.

Tre priorità di cui poco o nulla abbiamo sentito parlare e alle quali, sembra di capire, poca attenzione è stata dedicata  e praticamente nulla è filtrato nell’informazione dei media, calamitati dalle tattiche attivate per portare a casa le nomine che, a questo punto, sembrano più essere disegnate sulla geografia dell’Unione, tanto dei suoi Paesi che delle principali forze politiche in Parlamento, più che non sulle priorità strategiche, in una stagione di sfide decisive per il futuro dell’Unione.

E’ purtroppo anche vero che l’Agenda strategica sembra una minestra riscaldata di documenti passati, quasi il banale prodotto di una Intelligenza artificiale pigra e senza guizzi innovativi, una  lista di buone intenzioni che rischiano di lastricare il declino di un progetto politico che ha un gran bisogno di essere ripensato per sopravvivere.

E’ vero che ci saranno altre occasioni per provarci: toccherà al nuovo Parlamento stimolare il futuro programma d’azione dell’UE e alla nuova, forse solo in parte, Commissione europea proporlo entro fine anno. Intanto però le emergenze si aggravano, mentre le tattiche di corto respiro e gli interessi contrapposti dei cantori delle “nazioni” mantengono  l’Unione in uno stato di paralisi .

Troppe tattiche e poca strategia non aiutano l’Europa che ne paga il prezzo insieme con i suoi Stati  membri, indebolendo anche i suoi principali Paesi fondatori, non solo Francia e Germania, ma anche l’Italia,  “Nazione” oggi ad alto rischio di irrilevanza nell’UE.    

    

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