Unione Europea preoccupata per la crisi in Italia

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Anche nella politica europea si registrano coincidenze non prive di significato. Come quella della settimana scorsa quando, giusto all’indomani della presentazione a Bruxelles da parte della Commissione europea, per la voce del commissario Paolo Gentiloni, delle previsioni economiche per l’estate, a Roma si consumava la rottura del Movimento Cinque stelle nei confronti del presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Se a Roma avessero trovato il tempo di ascoltare le parole di un altro presidente del Consiglio italiano, Gentiloni appunto, e di leggere con attenzione quanto contenuto nel documento della Commissione forse i grillini ci avrebbero pensato due volte prima di mettere ulteriormente in pericolo l’economia italiana e non solo. O forse no, vista l’incapacità di guardare oltre il perimetro del loro consenso in caduta libera e di chiedersi quali potrebbero essere state le conseguenze delle decisioni del loro gruppo parlamentare al Senato.

Adesso che la frittata è stata fatta e che ancora non si sa quale sarà l’esito finale della crisi che si è aperta, già si può provare a misurare le reazioni in seno alle Istituzioni europee che, nel vortice delle emergenze in cui sono assorbite, non avevano davvero bisogno di aggiungerne un’altra. All’instabilità politica venutasi  creare in Francia dopo le elezioni politiche e all’incerta leadership di Olaf Scholz in Germania si è aggiunta una sconcertante crisi politica in Italia: il tutto mentre l’economia frena, l’inflazione si impenna, la guerra non rallenta e la crisi energetica rischia di esplodere.

Naturalmente non ci si deve aspettare che Bruxelles esprima giudizi ufficiali sulle vicende politiche interne di uno dei Paesi membri, ma è facile indovinare quali possano essere stati i commenti dei massimi responsabili istituzionale UE.

A cominciare dalla Banca centrale europea, orientata ad aumentare progressivamente i tassi di interesse – e qui altra coincidenza, all’indomani del possibile addio in Parlamento di Draghi –  sui debiti pubblici, con un’inevitabile ricaduta negativa sulla crescita economica e l’impennata dei costi per un debito pubblico come quello italiano, ormai vicino ai 2mila e 800 miliardi di euro.

Non è meno preoccupata la Commissione europea che, con le sue previsioni economiche d’estate, ha richiamato i Paesi UE sulle deboli prospettiva di crescita, non tanto ancora per questo 2022, quanto piuttosto per il 2023, quando l’Italia in particolare sarà di poco sopra la soglia di una  recessione che potrebbe rapidamente installarsi se si verificasse un blocco delle forniture di gas da parte della Russia. 

Sarebbe interessante capire quali nuovi calcoli abbiano rapidamente fatto a Bruxelles per integrare nelle previsioni la variabile “crisi politica italiana”, magari privata della guida di Draghi e in preda ad una campagna elettorale che non augura niente di buono per l’autunno caldo che si annuncia in coincidenza con la difficile formazione della legge di bilancio.

Ma le preoccupazioni di Bruxelles non si limitano alle conseguenze della crisi per l’Italia: sono in gioco alleanze tra i partner dell’UE e con gli alleati nella NATO. I governi europei a dominante populista si sentono rinfrancati all’idea di un governo italiano piegato in questa direzione, non meno di quanto questa prospettiva rallegri sul fronte internazionale la Russia. “Non c’è due senza tre” sperano al Cremlino dove, dopo aver festeggiato la caduta del “falco” Johnson e magari quella di Draghi, aspettano che il risultato delle elezioni di mid-term a novembre negli USA annuncino il tramonto di Joe Biden.

Sembra trattarsi di quel battito di ali di una farfalla – come da noi l’esigua schiera dei grillini sopravvissuti – che potrebbe contribuire ad alimentare un uragano lontano nel mondo.

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