Unione Europea: la tartaruga esce dal letargo?

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Accade spesso, quando arriva il momento del bilancio di un evento preceduto da molte o troppe attese, di salvarsi con un giudizio del tipo: “È andata meglio di quanto si potesse temere, anche se meno bene di quanto si potesse sperare”. Un giudizio che può adattarsi anche al Consiglio di fine giugno a Bruxelles, le cui decisioni potrebbero fare qualche passo avanti dopo l’incontro sul tema lavoro convocato il 3 luglio dalla Merkel a Berlino.

Era fondato il timore che alcuni dei punti all’ordine del giorno potessero risolversi in vuote dichiarazioni verbali o nei soliti rinvii, cui è avvezza la politica, non solo italiana ma anche europea.

In particolare poteva capitare che sul tema dell’occupazione si sprecassero inutili parole. E invece sul piatto sono state messe risorse significative da attivare rapidamente, dando precedenza alla lotta alla disoccupazione giovanile: nove miliardi di euro da rendere disponibili nel prossimo biennio, con l’Italia che ne porta a casa un miliardo e mezzo.

Una decisione resa possibile dall’accordo sul Bilancio UE 2014-2020, non senza pagare qualche prezzo alla Gran Bretagna e ricorrendo a qualche astuzia contabile per stare nei limiti angusti di un bilancio europeo fermo attorno all’1% del PIL dell’UE.

Meno bene è andata con la massa monetaria di cui potrà disporre la Banca europea per gli investimenti, in particolare in favore delle PMI, e questo per la riduzione imposta dai soliti Paesi “rigoristi” come la Germania, l’Olanda, la Finlandia e la Svezia, ancora poco convinti che i Paesi del sud dell’Europa possano diventare davvero virtuosi.

Ancora senza una conclusione definitiva il progetto di unione bancaria per la quale si spera un’entrata in vigore nel corso del 2014. Hanno ancora pesato le esitazioni dei “rigoristi”, timorosi di doversi accollare i debiti dei Paesi del sud e questo nonostante che fosse stata raggiunta un’intesa sulla ripartizione dei costi in caso di fallimenti bancari. Si poteva sperare che andasse meglio, almeno per due ragioni: perché non improbabili tensioni sui mercati militano in favore di decisioni urgenti e perché l’unione bancaria resta un passaggio obbligato verso un governo comune dell’economia europea e, al di là di questo, verso una unione politica, tanto difficile quanto necessaria per mettere in sicurezza il futuro dell’UE e per consentirle di avere un ruolo nel mondo globalizzato.

Inutile ricordare che tutti questi risultati sono ancorati al rispetto della soglia del deficit pubblico, come sa bene l’Italia, impegnata a “non sfasciare i suoi conti” e a continuare sulla linea del rigore di bilancio.

Il Consiglio europeo è stata anche l’occasione per dare il benvenuto alla Croazia, 28° Stato dell’UE a partire dal 1° luglio, e alla Lettonia, 18° Paese ad entrare nell’eurozona. Delicata e importante anche la decisione di avviare i negoziati con la Serbia e il sostegno alla normalizzazione dei suoi rapporti con il Kosovo. Malgrado la permanente difficoltà a ritrovare solidarietà e coesione a 28, l’UE prosegue verso nuovi ampliamenti, facendo leva su allargamenti e politiche di vicinato in attesa, si spera, di dotarsi di una politica estera e di difesa comune. Quest’ultimo sarà il tema, non banale, del Consiglio europeo di fine anno, mentre crescono le turbolenze nel Mediterraneo.

Insomma, la tartaruga Europa sembra essere uscita dal letargo e accennare finalmente qualche movimento. La velocità lascia a desiderare, ma alcune delle decisioni prese fanno sperare che, dopo le elezioni tedesche del settembre prossimo, la tartaruga acceleri il passo e si muova con più decisione verso il traguardo ancora lontano dell’unione politica. È indispensabile mandare da subito segnali concreti che possano essere apprezzati dai cittadini europei in occasione delle elezioni per il Parlamento UE del maggio prossimo.

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