Un nuovo slancio per l’UE di domani

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Chi ritenesse che la celebrazione, fine marzo scorso, dei 60 anni del Trattato sia stato solo un fuoco d’artificio destinato a spegnersi rapidamente rischia di sbagliare. Non perché in quella sede siano state prese decisioni particolarmente coraggiose o ci sia stata una chiara svolta in questa esangue Unione Europea.

Era anche poco realistico aspettarselo: presi in tenaglia tra Brexit e Trump e in attesa di conoscere l’esito del voto francese, decisivo per il futuro dell’Europa, i principali attori dell’UE hanno adottato un profilo basso, stentando persino a intervenire con forza dopo le ultime violenze in Siria.

Ma si tratta di un silenzio che non deve ingannare. A Bruxelles l’UE continua ad affilare le armi in vista del difficile negoziato sull’uscita del Regno Unito dall’avventura comunitaria, la Commissione europea sta lavorando al lancio di alcune importanti iniziative su politiche sensibili, il Parlamento alza i toni sulle irruzioni di Trump e, le derive autoritarie in Ungheria e in Turchia e la Corte di Giustizia continua a macinare sentenze a sostegno del diritto comunitario.

Potrebbero sembrare attività di ordinaria amministrazione e se anche fossero solo questo sarebbe già il segno che la macchina gira e scalda i motori. Ma sotto traccia qualcosa si è rimesso in moto, come testimoniano in Italia interventi, critici ma anche propositivi, su modifiche dell’impianto istituzionale UE.

Su due temi in particolare sembrano convergere queste riflessioni: da una parte, una riforma di fondo sul rafforzamento del ruolo e della legittimazione democratica di importanti vertici istituzionali UE e, dall’altra, l’incremento della dimensione sovranazionale del Parlamento europeo.

Uno spunto, quest’ultimo, suggerito dall’uscita del Regno Unito dall’UE e dalla conseguente “liberazione” di 73 seggi nel Parlamento a Strasburgo. Piuttosto logorarsi in un mercanteggiamento nel ricalcolare la ripartizione dei seggi ex-britannici tra chi rimane, un ampio schieramento italiano – dai renziani ai lettiani, il che è tutto dire – suggerisce di destinare i seggi “liberati” ad una lista sovranazionale, dove possano confluire personalità di vari Paesi alle quali gli elettori europei, di qualunque nazionalità, possano dare il loro voto, per significare che a Strasburgo siedono i rappresentanti dell’UE e non di singoli Stati-nazione.

Muove nella stessa direzione un’altra proposta che sta guadagnando consensi: quella di unificare in un’unica Presidenza quella della Commissione e del Consiglio europeo, ricavandola – come giá avvenuto in questa legislatura per il Presidente della Commissione – dall’esito del voto europeo a suffragio universale diretto, semplificando e rafforzando il ruolo di guida dell’UE. In Italia, nel Partito democratico, è anche stato proposto che un’indicazione di persona per questo ruolo possa venire da primarie europee. Nonostante lo smisurato ottimismo dei proponenti, si tratta di un’opzione che, con i chiari di luna nazional-populisti, rischia di essere una fuga in avanti, se non un azzardo.

Intanto di questi temi è importante che si discuta, magari non solo tra gli addetti ai lavori, ma avendo ben chiaro che non basteranno misure di ingegneria istituzionale a ridare fiducia ai cittadini europei. Questa dovrà venire prima di tutto da convincenti politiche economiche e sociali che rispondano ad attese esistenziali di cittadini delusi o in collera, in particolare di giovani generazioni alle quali non possono bastare i successi delle borse “Erasmus”, per quelli che riescono ad accedervi. E senza un’adesione convinta delle nuove generazioni al progetto comunitario non c’è futuro per l’Europa.

1 COMMENTO

  1. L’Europa così come è stata fondata deve Rispettare tutti i Stati Membri, però chi ne fa parte deve rispettare le medesime leggi e regole anche tasse se ne vuole fare parte,
    Il paesi Economicamente “ricchi” non devono aiutare o sfruttare i più deboli ansi devono Supportarli come fanno dentro i confini del proprio Stato; €’ facile sanzionare i più deboli e richiedere tasse su tasse oppure cambiare dirigenti dei musei ritenendoli + adeguati ma così non funziona perchè il sistema collassa.
    Il Regno Unito secondo me ha fatto la scelta più giusta perchè se le regole non le rispettano tutti allora ogni paese stia per i fatti suoi.

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