Un Consiglio europeo che ha guardato il mondo

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Sulla scia della recente visita in Europa del Presidente Joe Biden, il Consiglio europeo del 24 e 25 giugno ha dato uno sguardo al mondo che lo circonda, valutando con prudenza  future strategie in materia di dialogo e di cooperazione con i Paesi più vicini. 

Sul tavolo temi non da poco: Turchia, Russia, Bielorussia, Libia, Sahel, Etiopia, senza dimenticare il tema più sensibile e spinoso delle migrazioni. 

Passando in rassegna in particolare le decisioni prese e le conclusioni adottate su Turchia e Russia, si ha l’impressione, per quanto riguarda la Turchia, che le forti tensioni degli ultimi mesi nel Mediterraneo orientale, tensioni che hanno soprattutto coinvolto Grecia e Cipro, si stiano lentamente spegnendo, tanto da portare il nodo delle discussioni su un futuro nuovo accordo doganale. Il dialogo e la cooperazione con la Turchia sono tuttavia essenziali per tanti motivi: appartenenza della Turchia alla NATO, protagonismo turco sempre più evidente sulla scena internazionale e su scenari di guerra, come in Libia, in Siria e nel Nagorno Karabakh, relazioni ambigue con la Russia, ma anche temi globali come il clima, la pandemia o  le migrazioni. Ed è proprio su quest’ultimo tema che le discussioni, mettendo tutti d’accordo, non sono andate oltre la richiesta alla Commissione “a presentare senza indugio proposte formali per il proseguimento dei finanziamenti a favore dei rifugiati siriani e delle comunità di accoglienza in Turchia, Giordania, Libano e altre parti della regione (…)”. Una richiesta che formalizza la continuazione di quel poco onorevole accordo raggiunto nel 2016 che affidava alla Turchia la responsabilità dell’accoglienza dei migranti prima che raggiungessero le porte dell’Unione. 

Meno consenziente e molto più divisivo il dibattito sulle future relazioni con la Russia, dibattito che ha impegnato per ore i 27 Paesi su una proposta franco-tedesca di organizzare un incontro-vertice direttamente con Vladimir Putin. Una tale proposta, sebbene riveli quanto problematiche siano diventate le relazioni fra l’Unione Europea e la Russia , è stata accolta con freddezza e accantonata, soprattutto per l’opposizione dei Paesi dell’Est, ma anche di Svezia e Paesi Bassi. In gioco ci sono le sanzioni e la constatazione che la diplomazia europea non sia riuscita a fare passi avanti, con gli accordi di Minsk, sul fronte dell’Ucraina e del conflitto nel Donbass; ci sono le violazioni dei diritti dell’uomo e il bavaglio all’opposizione; c’è il protagonismo russo sulla scena internazionale e alle frontiere con l’UE in Bielorussia e nel Caucaso meridionale; ci sono le inquietudini per una NATO che si avvicina ai confini russi e, non ultimo, c’è il pericolo sempre più concreto degli attacchi cibernetici da parte del Cremlino. 

Appena spenti i  riflettori sull’incontro fra Biden e Putin,  le conclusioni dell’ultimo Consiglio Europeo sulla Russia non possono che sollevare interrogativi. Da interpretare le parole scritte nel comunicato stampa che ribadiscono  l’apertura dell’Unione europea a un dialogo selettivo con la Russia nei settori di interesse dell’UE. Invitano quindi la Commissione e l’alto rappresentante Borrell a elaborare opzioni concrete su temi quali il clima, l’ambiente e la salute, nonché su questioni specifiche di politica estera e di sicurezza e questioni multilaterali quali l’Accordo sul nucleare con l’Iran, la Siria e la Libia. 

Temi non da poco e sui quali sarà necessaria una strategica unità di vedute all’interno dell’Unione Europea.  

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