Ultimo rapporto del Consiglio d’Europa sui sistemi giudiziari

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La Commissione per l’efficacia della giustizia (CEPEJ), istituita dal Consiglio d’Europa nel 2002, ha presentato il quinto Rapporto di valutazione sulle principali tendenze dei sistemi giudiziari di 46 Paesi dei 47 Paesi aderenti.

Dal Rapporto, redatto sulla base di dati forniti dagli Stati stessi, emerge che, nonostante la crisi, più della metà degli Stati non hanno tagliato i budget destinati alla giustizia; per altri invece gli effetti della crisi si sono sentiti con conseguenze soprattutto sulle risorse umane.

Risulta, inoltre, una spesa media di 60 euro annui per abitante per il funzionamento della macchina della giustizia.

Altra tendenza messa in luce dal Rapporto è l’aumento della partecipazione dei cittadini alla copertura dei costi della giustizia: non solo i contribuenti con il pagamento delle tasse ma anche gli utenti, partecipano sempre di più alla copertura di tali costi, cosa che per altro accade anche in altri ambiti di spesa pubblica (soprattutto nei servizi di Welfare) rispetto alle quali, il tema del finanziamento dei servizi e del rapporto tra introiti da fiscalità generale e compartecipazione da parte della domanda è di stretta attualità.

Vi sono alcuni Paesi, come l’Austria in cui le entrate superano nettamente i costi e ciò contribuisce a finanziamento di altri settori.

L’accessibilità dei sistemi giudiziari è migliorata: tutti gli Stati membri hanno ora procedure legali penali e civili in ossequio alla Convenzione Europea dei Diritti Umani; si stanno diffondendo i portali di giustizia elettronica; viene data sempre maggiore importanza al tema dell’informazione al cittadino – utente della giustizia, allo sviluppo delle procedure di compensazione, dei sistemi di qualità e al risarcimento delle vittime.

In termini quantitativi il Rapporto mette in risalto la continua progressiva riduzione del numero di tribunali, la stabilizzazione del numero dei giudici e un generalizzato aumento degli stipendi nonostante la crisi.

Nonostante il massiccio ingresso di donne nei ruoli delle professioni legali e in magistratura, persiste, poi, nei sistemi giuridici il cosiddetto “soffitto di cristallo” cioè l’insieme delle barriere, soprattutto di natura culturale, che impediscono la piena realizzazione della parità di genere in termini di opportunità di carriera e acceso ai ruoli più elevati.

Non sembra particolarmente gravoso il peso degli arretrati: la maggior parte degli Stati sembra riuscire a farvi fronte, anche se ci sono differenze importanti a seconda delle categorie dei casi.

Proprio il tema della gestione degli arretrati ha incoraggiato alcuni sfori di riorganizzazione dei sistemi giudiziari sia i termini di assegnazione di ruoli, funzioni e carichi di lavoro sia in termini di riallocazione delle risorse, sia in termini di diversificazione delle procedura.

Il Rapporto rileva, infine difficoltà nella gestione dei procedimenti penali, non condivisione del principio di indipendenza della magistratura e una diffusa tendenza alla privatizzazione di alcuni ambiti come ad esempio l’esecuzione della sentenze.

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