UE: il nuovo che stenta ad avanzare

268

All’indomani delle elezioni europee, la riunione dei Capi di Stato e di governo a Bruxelles la settimana scorsa era un test importante: un’occasione per constatare che cosa avessero capito del voto i massimi responsabili politici europei e quale il seguito da darvi.

Fatto salvo che poco era stato il tempo a disposizione per metabolizzare risultati anche sorprendenti, a una prima lettura delle non decisioni del Consiglio europeo vien da dire che la lezione non sembra ancora raccolta e che il nuovo stenta ad avanzare.

Va anche detto che i punti all’ordine del giorno non erano banali: dall’agenda strategica 2019-2024 al quadro finanziario pluriennale, dal contrasto ai cambiamenti climatici alla minaccia della disinformazione per le libere elezioni fino ai molti punti caldi della politica internazionale. 

Senza contare, fuori dall’ordine del giorno formale, l’urgenza di trovare un’intesa sul ricambio dei Vertici delle Istituzioni europee e, per l’Italia, il seguito da dare alla lettera di richiamo della Commissione europea sui conti pubblici italiani.

Diciamo subito che questi ultimi due punti sono stati rinviati a incontri previsti per i prossimi giorni, con l’obiettivo di chiudere all’inizio di luglio. In particolare, per il ricambio dei Vertici la scadenza dovrebbe essere quella del 2 luglio, quando si terrà la prima plenaria del nuovo Parlamento. In proposito si conferma la difficoltà per l’Italia di portare a casa ruoli importanti, tenuto conto dell’isolamento politico in cui si trova, aggravato dalle nuove pesanti contestazioni finanziarie di Bruxelles.

Sugli altri punti i Capi di Stato e di governo si sono limitati a confermare le linee strategiche 2019-2024 già negoziate in precedenza e sul quadro finanziario pluriennale si sono dati come obiettivo di raggiungere un accordo prima della fine dell’anno, la stessa scadenza fissata per definire le misure sull’emergenza climatica, cedendo quindi alle resistenze dei Paesi dell’est contrari ad accelerare verso le energie alternative.

Da segnalare gli assi prioritari della nuova agenda strategica 2019-2024 che puntano a proteggere i cittadini e le libertà, sviluppare una base economica forte e vivace, costruire un’Europa verde, equa e sociale e a impatto climatico zero e a promuovere gli interessi e i valori europei sulla scena mondiale. 

Resta adesso da vedere con quali alleanze, con quali responsabili delle Istituzioni UE e con quali tempi queste priorità potranno diventare effettive politiche comunitarie: un primo segnale dovrà venire presto dal programma che presenterà la nuova presidenza della Commissione europea.

Sempre di rinvio si è trattato a proposito dei negoziati per l’adesione all’UE della Macedonia del nord e dell’Albania, tema sul quale si sono espressi negativamente in particolare Francia e Olanda, non senza provocare dissensi dentro e fuori dell’UE. 

A questo punto sarebbe interessante percorrere la lunga lista dei punti caldi della politica internazionale, temi sui quali le conclusioni del Consiglio europeo si limitano a una serie di considerazioni che esprimono più preoccupazione che decisioni praticabili in assenza di una politica estera comune.

Come si vede, risultati ancora modesti rispetto alla domanda venuta dalle elezioni europee che chiedono forti elementi di novità per l’Europa di domani: non rispondervi tempestivamente potrebbe contribuire a spegnere il ritrovato interesse di molti elettori per un’Europa più coesa e più forte.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here