UE: avanti insieme con più energia

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È il famoso “uovo di Colombo” con il quale in grande navigatore di nazionalità italiana, spagnoli permettendo, dimostrò come un intervento banale consentisse di risolvere un problema apparentemente senza soluzione. Potrebbe esserci anche per l’Unione Europea un “uovo di Colombo” da mettere sul tavolo, facendo però attenzione a non fare una frittata.

Si tratterebbe di creare le condizioni perché l’Unione Europea sul fronte caldo dell’ “emergenza energia” proceda di concerto, almeno nella costituzione di riserve comuni di gas, per poi un giorno intervenire unita sui mercati internazionali per approvvigionamenti di beni e servizi per conto dei Paesi membri, con l’obiettivo di ottenere una riduzione dei costi e bloccare una rischiosa competizione all’interno dell’UE.

Ma qui c’è un problema: come avrebbe detto Cristoforo Colombo, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Proviamo a capire perché, ma anche a registrare quanto già è stato fatto in questa direzione.

L’UE dispone di un proprio bilancio che per il prossimo settennato 2021-2027 ammonta a 1.074,3 miliardi di euro, per il 2021 a 164,3 miliardi, grazie anche ad un rafforzamento per far fronte alle conseguenze del Covid. Si tratta di risorse significative, ma modeste per sostenere politiche di 27 Paesi, in particolare di quelli in ritardo di sviluppo o alle prese con aree di crisi e per affrontare il moltiplicarsi delle emergenze.

Per aumentare questo “tesoro” comunitario bisognerà un giorno sciogliere un nodo: l’Unione Europea, realtà a vocazione tendenzialmente sovranazionale, non è ancora dotata di una propria sovranità, come quella che le permetterebbe di avvalersi pienamente di risorse proprie grazie anche ad una fiscalità comune, naturalmente non aggiuntiva rispetto alle fiscalità nazionali. Questo traguardo è ancora lontano e nell’attesa di raggiungerlo un giorno, si spera non troppo lontano, l’UE può solo procedere colpo su colpo in risposta alle emergenze.

Come se questo limite non bastasse, l’UE deve fare i conti con le regole del mercato unico a protezione della concorrenza, più che non a sostegno della cooperazione tra i Paesi, e con i differenziali interni di imposizioni fiscali sull’energia. Regole che oggi ostacolano un approvvigionamento comunitario, proposto dai Paesi meridionali dell’UE, anche qui in dissenso dai Paesi del nord, particolarmente affezionati alla libera concorrenza sul mercato interno. 

Fare questo passo non sarebbe però una totale novità. All’emergenza della pandemia, l’UE ha già risposto, non solo con i 750 miliardi di euro del Recovery fund, ma anche assumendosi una responsabilità non prevista dai Trattati, come quella di procedere all’approvvigionamento dei vaccini a favore degli Stati membri, con una buona riuscita nonostante qualche problema all’avvio dell’operazione sui mercati.

Oggi una nuova emergenza bussa alla porta dell’UE: quella dell’impennata dei prezzi dell’energia, con le conseguenze che conosciamo in Italia (e non solo) per le bollette dell’elettricità (+ 29,8%) e del gas (+ 14,4%). Si profila quindi l’opportunità per le Istituzioni UE di farsi carico di responsabilità condivise sui mercati internazionali dell’energia per evitare una concorrenza interna e raffreddare i prezzi.

Nell’attesa i singoli governi intervengono affannosamente per ridurre le imposte sull’energia, cercando di tamponare nel breve termine la situazione. Per il lungo termine (se non saremo tutti morti, come diceva Keynes) una risposta più duratura non può che venire da una condivisione di risorse a livello europeo per consentire una più adeguata capacità spesa comunitaria, anche per evitare gli sprechi di una frittata che ognuno si fa per conto suo.

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